Cari zuppisti, tenetevi forte: quanto seguirà è proprio l’apice del culmine del massimo della scorrettezza politica. Roba da scatenare fulmineamente una crisi isterica in Laura Boldrini o uno scompenso nervoso in Angelo Bonelli. Ma credetemi, e soprattutto, non me ne vogliate, anche perché, nonostante immani sforzi e ripetuti tentativi volti all’astinenza, proprio non ce l’ho fatta ad arrestar la mano. Lo ammetto, sì, sono stato debole, è vero, del tutto incapace di resistere a cotanta demoniaca tentazione, e quindi, signori miei, eccoci qui.
Vi ricordate dell’autoproclamata paladina dell’ambiente? La giovane attivista svedese che teorizzava l’azzeramento dei consumi di carne, promuovendo, di contro, una dieta alternativa a base di insetti? La stessa che, per intenderci, invitava il prossimo a praticare la cosiddetta “igiene etica”, consistente nel lavarsi non più di una volta a settimana per ridurre gli sprechi di acqua? Colei che promuoveva stili di vita no-fly per ridurre le emissioni di carbonio prodotte dagli aerei, ed esortava gli stolti occidentali a spegnere il condizionatore per trarre in salvo il pianeta? Insomma, avete capito di chi si tratta, no? Di quella convinta ambientalista, poi anch’essa convertita alla causa ProPal, recentemente partita alla volta di Gaza per arruolarsi con la compagnia dell’allegra Flotilla e lanciare sprezzantemente il guanto di sfida al “regime sionista” al grido: “Io non ho paura di Israele”.
Beh, quella coraggiosa attivista, che, come avrete certamente compreso risponde al nome di Greta Thunberg, proprio come la protagonista di un contrappasso dantesco, in queste stesse ore pare si trovi detenuta in una cella in precarie condizioni igieniche, con poco cibo, ma in compenso infestata di svariate qualità di insetti, avvolta in una di quelle bandiere israeliane che tanto ardentemente sosteneva di schifare. Ora, al di là dell’umana compassione che si prova per un essere umano umiliato e brutalmente privato della propria libertà, e seppur intimamente mosso dal sincero auspicio che, presto, anche Greta possa far ritorno a casa, cari zuppisti, e a voi mi rivolgo, per onestà intellettuale non posso proprio esimermi dal confessarvi che questo strano contrappasso “gretino” è riuscito a regalarmi pochi, ma intensi attimi di puro godimento. Perché se ora si lamentano per la presunta ignobile detenzione “fuori dallo stato di diritto” che stanno subendo in Israele, forse almeno capiranno cosa stanno provando (moltiplicato per mille) gli ostaggi rimasti nelle mani di Hamas. Ostaggi rapiti quel 7 ottobre di due anni fa. Quel 7 ottobre che “l’equipaggio di terra”, i loro amici in piazza, chiamano atto di “resistenza”.
Salvatore Di Bartolo, 5 ottobre 2025
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