Il “corso formativo” per cronisti? Indottrinamento al NO alla riforma

Nessun relatore favorevole, nessun contraddittorio. Così una delle offerte di formazione (obbligatoria) diventa propaganda

7.5k 44
Gratteri odg liguria

Alla faccia del pluralismo. A Genova è andato in scena qualcosa che assomiglia più a un raduno militante che a un corso di formazione professionale per giornalisti. L’Ordine dei Giornalisti della Liguria ha organizzato un incontro – sei crediti formativi, mica una chiacchierata al bar – in collaborazione con l’Associazione Nazionale Magistrati. E fin qui, uno potrebbe anche pensare: bene, si discute.

Già. Peccato che a discutere sia stata una sola campana: quella del fronte del No alla riforma della giustizia. Una sfilata ordinata di voci tutte perfettamente allineate. Manca solo l’aperitivo collettivo con brindisi contro la separazione delle carriere, e poi il quadro è completo. I partecipanti al convegno in ordine sparso: Francesco Gratteri, procuratore capo di Napoli (sì, avete letto bene: il famosissimo Francesco Gratteri); Cesare Parodi, presidente nazionale Anm; Enrico Zucca, procuratore generale di Genova; Elisabetta Vidali, presidente corte d’appello di Genova; Marcello Basilico, giornalista e consigliere del Csm; Massimo Giannini, editorialista di Repubblica; Federico Manotti, presidente Anm Liguria; Alessandra Costante, segretaria generale Fnsi; Massimo Ferrante, professore Unige; Vincenzo Roppo, professore emerito Unige. Nessuno a favore della riforma, nemmeno un giornalista delle destre-destre, come si usa dire da quelle parti. Il pluralismo dell’informazione? Forse in un’altra galassia.

Oltre cinquecento persone nelle sale dell’Università di Genova: un successo, ci mancherebbe. Ma successo di cosa? Di un convegno presentato come “sull’indipendenza della magistratura e la libertà di informazione”, che però finisce per sembrare un vero e proprio indottrinamento.  E allora la domanda è inevitabile: che stampa libera e plurale è quella che, invece di promuovere il confronto, programma e certifica una formazione a senso unico?

Si parte con il presidente dell’Anm ligure Federico Manotti e con quello dell’Odg ligure Tommaso Fregatti, che parlano di minacce ai giornalisti e informazione libera. Temi importanti, verissimo. Ma poi arriva il momento clou: il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, intervistato da Massimo Giannini. Gratteri non ha dubbi: la riforma Nordio sulla separazione delle carriere non serve a niente. La definisce addirittura “inutile”. E lo dice con l’autorevolezza di chi non crede alle favole: “Non crediamo alla befana”. “E tutte le richieste dei pm rigettate dai giudici? Dove è allora l’appiattimento del giudice? E parliamo del rapporto tra giudici e avvocati? Non crediamo alla befana. Tutte le riforme fatte rendono più difficile acquisizione della prova. Io non sono tranquillo, il pubblico ministero che ha la cultura del giudice è il pm migliore”. Fortunatamente non è arrivato alcun messaggino stavolta.

Sul palco successivo sale la segretaria generale della Fnsi Alessandra Costante che parla di precarietà, compensi indecenti e querele temerarie. Tutte battaglie legittime, ma ancora una volta da un’unica prospettiva politica. E poi il magistrato del Csm Marcello Basilico, che spara a zero: la riforma sarebbe solo un tentativo per “colpire il Csm”, una manovra per distrarre l’opinione pubblica. Una folata di attacchi. Come riportato da Riviera 24, per Enrico Zucca, procuratore generale di Genova, “non si comprende per quale ragione un pm ancorato alla nostra tradizione storico culturale che richiede da parte dello stesso pm un rigoroso accertamento dei fatti come base per la responsabilità, dia meno garanzia di un pubblico ministero orientato semplicemente a sostenere i fatti favorevoli alla sua tesi. Nella dialettica accusatoria invocata ogni parte offre al giudice i fatti che gli sono favorevoli e questo non basta per assicurare una decisione giusta. Ecco perché il pm lavora in un’ottica che è la stessa del giudice”. Poi è stato il turno del professore ordinario di Storia del Diritto Riccardo Ferrante: “Si vuole troncare in due la magistratura, separarla come corpo, e indebolirla ulteriormente imponendo il sorteggio, dunque la casualità, nella scelta dei loro rappresentanti nell’organo di autogoverno”.

E ancora il professore emerito di diritto civile Vincenzo Roppo, per il quale “la cosa più preoccupante non è il testo della riforma Nordio, ma il contesto. E il contesto è un governo che accusa la magistratura di qualcosa di infamante e cioè di agire con finalità politiche, ma questa accusa è priva di vere argomentazioni”. E ancora, riporta Riviera 24, la riforma “rischia di allontanare l’Italia dalla sua tradizione giuridica, una tradizione che si basa sull’accertamento dei fatti, obiettivo perseguito da una magistratura reclutata burocraticamente, dove il pm deve valutare anche le prove a discarico di un indagato. Negli Stati Uniti il 98% dei processi finisce con un patteggiamento, cioè senza un processo”. Per chiudere il ritorno di Giannini: l’Italia starebbe virando verso un sistema dove l’esecutivo domina tutto, avvicinandoci alle autocrazie. Applausi, naturalmente.

Insomma, da quanto siamo riusciti a ricostruire non c’era nessun giurista favorevole alla riforma. Nessun magistrato di orientamento diverso. Nessun giornalista critico con la narrativa dominante. Niente. Zero. Silenzio totale. Un moderatore del Giornale? Giammai. Uno del Foglio? Manco a dirlo. E la cosa più incredibile è che tutto questo non sia avvenuto in un circolo politico, ma nell’ambito di un corso obbligatorio per chi vuole mantenere la tessera professionale. Con sei crediti. Cioè: se sei un giornalista e vuoi fare il tuo dovere formativo, ti ritrovi a seguire ore di interventi tutti dalla stessa parte. Questo sarebbe il pluralismo? 

Se una categoria che dovrebbe essere baluardo del dibattito pubblico organizza eventi così monocolore, allora non si tratta più solo di una questione tecnica sulla separazione delle carriere. Si tratta di ammettere che, in Italia, esiste una cultura dominante secondo cui la magistratura non si discute, e le riforme si possono criticare solo in un senso.

Il risultato? Un Ordine che invece di garantire libertà di informazione finisce per trasformarsi nel megafono di una sola parte. Mentre chi la pensa diversamente resta fuori dalla porta. E allora, ancora una domanda: se il confronto non è ammesso neppure nei corsi dell’Ordine, dove dovrebbe esserci più spazio per tutte le posizioni, come possiamo parlare seriamente di stampa libera?

Franco Lodige, 15 novembre 2025

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version