Promemoria per l’Italia disfattista, quella che – per mera ideologia – vorrebbe il Paese fermo all’Età della pietra: “Le infrastrutture sono la chiave dello sviluppo, sono fondamentali e senza di esse non si cresce. Vale in tutti i settori e nei trasporti in particolare”. A parlare ai microfoni di Nicolaporro.it è Giuseppe Recchi, Presidente Stretto di Messina S.p.A.
Il progetto infrastrutturale – oggi nella fase di risposta alle osservazioni della Corte dei Conti – viene definito dallo stesso top manager come strategico. “L’impatto sul Pil – ha infatti sottolineato Recchi – sarà molto rilevante. Il Ponte è solo il primo tassello di un più ampio piano di sviluppo economico nazionale”.
Tra false partenze e zavorre burocratiche, l’iter di realizzazione rischia di trasformarsi in un percorso a ostacoli ma il governo ha già ribadito la propria volontà di arrivare fino in fondo. Il costo dei ritardi e dei vincoli amministrativi dunque esiste, ma è nulla rispetto al prezzo dell’immobilismo.
Sul punto, Recchi pronuncia una frase che vale più di mille spiegazioni: “Arriveremo comunque alla meta, perché è molto peggiore il costo del non fare”
Marco Leardi, 21 febbraio 2026
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