Una storia che merita di essere raccontata fino in fondo, perché parla di alluvionati, di soldi donati dai cittadini e di una Regione, l’Emilia-Romagna, che ancora una volta si muove troppo tardi e troppo lentamente. È una storia dedicata a Matteo, Mauro, Martino, Giovanni, Maria, Claudio, Francesca… a tutti quelli che stanno ancora aspettando.
Parlo del bando regionale per l’acquisto e l’installazione di sistemi di protezione utili per difendere la propria casa da “futuri eventi alluvionali“. Per capire la gravità di quello che è accaduto e che sta ancora accadendo, occorre fare due premesse. Stiamo parlando di un intervento rivolto alle famiglie proprietarie di case colpite dagli eventi alluvionali del maggio 2023, famiglie che anche oggi tremano appena inizia a piovere con più violenza, famiglie che prima del maggio 2023 non hanno visto fare alcuna manutenzione del territorio e, che, anche dopo le alluvioni del 2023 per ben due estati, non hanno visto pulire i fiumi vicino casa.
Stiamo parlando di una parte dei 52 milioni donati da cittadini, famiglie, imprese, per aiutare chi era stato colpito dall’alluvione, fondi versati sul conto corrente della Regione, “Un aiuto per l’Emilia-Romagna”, entro l’agosto 2023.
Ed ecco la storia. C’è stato bisogno della terza alluvione, quella dell’ottobre 2024 perché la Regione si decidesse a pubblicare il bando grazie al quale i cittadini possono ottenere un contributo fino a 3.000 euro (anche pari al 100% della spesa sostenuta e documentata) per acquistare e installare paratie antiallagamento, valvole antiriflusso, sistemi con pompe, generatori e altri dispositivi di difesa. Le domande si potevano presentare dalle ore 15 del 30 ottobre 2024 alle ore 16 del 31 gennaio 2025. Le risorse messe a disposizione, pari a 13.791.641,98 euro, derivano da quelle donazioni già presenti nel conto corrente gestito dalla Regione.
Il meccanismo, sulla carta, poteva anche avere una sua logica. Una volta ammessa la domanda, il cittadino aveva 10 mesi di tempo per realizzare l’intervento e rendicontare le spese, caricando sul portale fatture, estratti conto, fotografie e altri documenti. Nel frattempo il cittadino alluvionato doveva anticipare tutto: spesso più di 3.000 euro, perché l’importo massimo frequentemente non riusciva a coprire tutto l’importo dei lavori necessari.
Il bando prevedeva che se la documentazione non fosse stata ritenuta sufficiente, sarebbe partita la richiesta di integrazione: 10 giorni lavorativi per rispondere, pena l’annullamento del contributo. A luglio 2025 , dopo 6 mesi dalla chiusura del bando, nessuna delle persone che aveva presentato la domanda, fatto i lavori e conclusa la rendicontazione era stata liquidata dalla Regione.
Il 29 luglio 2025 faccio un’interrogazione formale in merito e ricevo risposta il 10 ottobre. Mi viene comunicato ufficialmente che le domande ammesse e finanziate erano 4.400, per un totale di 12,5 milioni di euro; circa 1.200 erano state ammesse ma non finanziate, perché ricadenti in territori non prioritari o per esaurimento della disponibilità; 400 non erano state ammesse per mancanza di requisiti.
Ci è stato spiegato che l’istruttoria era complessa, che oltre il 40% delle domande aveva richiesto integrazioni e ci è stato assicurato che nelle settimane successive sarebbero arrivate le prime liquidazioni per le famiglie. Ma non è stato così.
Dopo 4 mesi (non 2 settimane), il 2 marzo 2026, il presidente di un Comitato alluvionati riporta il tema all’attenzione pubblica denunciando che le domande liquidate sin qui sono appena 475 (di questo passo ci vorrebbero altri 4 anni per pagare tutti gli alluvionati che hanno partecipato al bando!). La replica della Regione non si fa attendere: il 4 marzo con un comunicato stampa dichiara che su 4.986 domande ammesse e finanziabili, ce ne sono già 2.091 con rendicontazione completa.
Ed ecco il punto. Perché, avendo i soldi delle donazioni sul conto corrente da agosto 2023, hanno liquidato solo 475 domande? Per molte famiglie 3.000 euro sono somme importanti. Quei 1.616 cittadini che hanno anticipato i soldi di tasca propria (o chiedendoli in prestito ad amici o parenti), che hanno fatto i salti mortali per consegnare tutte le integrazioni richieste ed hanno completato tutte le procedure burocratiche perché devono ancora aspettare?
Tutti sappiamo quanto tempo serve per fare un bonifico! Un istante. Ma c’è chi è ancora più arrabbiato, sono le persone che dopo mesi di silenzio, hanno ricevuto richieste di integrazione rispetto alla documentazione presentata, solo dopo che è uscita la questione sulla stampa. Perché serve sempre qualcuno che vada sulla stampa o in Procura per smuovere qualcosa?
C’è mancanza di chiarezza. In un caso, veniva contestata la foto della paratia installata: non bastava la fotografia caricata, serviva un’immagine in prospettiva, in cui fosse chiaramente visibile il fronte della casa e la corretta installazione sull’abitazione principale, non sulle pertinenze. Peccato che tutte queste specifiche non fossero esplicitate con chiarezza nel Manuale per la rendicontazione predisposto dalla Regione.
Mio padre spesso diceva a mia madre: “Tu sei brava a rendere difficile il facile attraverso l’inutile”. Ed è quello che sta accadendo. Non è inutile verificare che i soldi delle donazioni siano spesi correttamente, è inutile complicare la vita con mancanza di chiarezza, ritardi, proroghe, correttivi ed è profondamente sbagliato che le cose cambino solo quando chi governa sente vacillare la propria reputazione per un articolo di giornale o per una denuncia.
Senza qualcuno che alzi il velo sui media o denunci, tutto resta fermo, sotto il ritornello della migliore amministrazione possibile. È questo il dato politico più preoccupante.
Elena Ugolini, 9 marzo 2026
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