Politiche green

L'ideologia ambientalista

Il dilemma anti Putin dei verdi tedeschi: “Quanti minuti può durare la doccia?”

Il catechismo ambientale continua a farsi largo in Germania. Ora lo Stato regolamenta il tempo necessario per una doccia

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Ma la Merkel, il famoso “culone” se lo lava? Non è una provocazione e non è una domanda peregrina, l’ex cancelliera essendo la principale responsabile (i motivi sono stati sviscerati spesso, su questo spazio e su quello gemello di Atlantico) della crisi energetica che attanaglia l’Europa. E adesso la Germania si attrezza alla tedesca: lo stato pretende di decidere frequenza e durata delle docce, così da risparmiare in un colpo solo gas e acqua.

Il nuovo catechismo ambientale

Ne sta fiorendo un ricco dibattito: da una parte i liberali, pochi, ridotti a una riserva indiana, scandalizzati dall’ennesima intromissione hegeliana, dall’altra i progressisti, troppi, implacabili, che esigono: più stato, più controlli, meno igiene. Senti per esempio il ministro dell’Economia, che è un Verde, un ambientalista, quanto a dire che la politica lurida non è solo cosa nostra: Robert Kabeck non vuole imporre niente a nessuno, sostiene, ma l’alternativa è purtroppo alla tedesca: o rinunciate, di fatto, alla doccia, o ve ne fate un’altra, a base di Zyklon B.

Inutile discutere: ha già vinto il neocomunismo, neo ma sempre poco pulito, in Olanda hanno deciso di ridurre da 10 a 5 minuti il tempo “concesso” sotto il getto: roba che fa rabbrividire, ma Kabeck ride come un kapò: “5 minuti? Troppi, io non ne ho mai impiegati tanti, sono veloce”. E siccome questo si lava alla Pratesi, tutti sono tenuti a seguirlo. Ovviamente i media, a cominciare da quelli italiani, sono schierati nel solito modo inverecondo, qualcosa tipo la dose perpetua di vaccino che più fa male, specie ai bambini, e più la rendono inevitabile. Leggere le veline del regime per credere.

Certo, trent’anni di Unione Europea ci hanno fatto un gran bene: siamo regrediti a livelli tribali africani, con il che, forse, molti migranti torneranno indietro visto che una volta sbarcati trovano le stesse opportunità che a casa loro. Ma chi l’avrebbe detto: dalla cura sommaria del corpo, figlia della guerra, all’esplosione consumistica di cosmetici, schiume, essenze, fino al lerciume di ritorno di stampo marxista-leninista-brigatista. Come faranno tutte quelle inutili influencer? Si spareranno pose non depilate con le croste nei punti salienti?

L’Italia è un caso particolare, il dibattito tedesco – falso, ipocrita, ma almeno timidamente proposto – qui è saltato a piè pari (e non lavati). Chist è ‘o Paese di Fulco, un nato ricco che si è trovato un modo di stare al mondo nel fancazzismo finto ecologista; ‘o Paese di Alessandro Gassman, uno che per missione ha quella di spiare, segnalare, e quello non porta la mascherina, e quest’altro non si è fatto la cinquantesima dose, e quell’altro ancora si è lavato, capite? Si è lavato!

La folle proposta tedesca

Il vicepresidente del Bundestag, Wolfgang Kubicki, è sbottato: “Io la doccia me la faccio finché ho finito e dei tempi di Kabeck non me ne frega niente”; un altro po’ e lo linciano, il boss della CDU, Merz, che bazzica la ZTL crucca, è arrivato a sostenere che potrà lavarsi solo chi scalda l’acqua con energia solare: i poveri possono morire di tifo. Fa schifo, e fa paura, ma tornare al diurno, monetina per due minuti compreso risciacquo, non è più una opzione: è una realtà, e non ammette alternative.

Fine delle docce rilassanti, dei bagni pigri e leziosi, chi può riempie la vasca di Dom Perignon, gli altri tutti modello Carola Rackete. Immaginarsi le scene sulle corriere, sui mezzi di trasporto: la solita faccia da culo che, dietro sei mascherine una sopra l’altra, punta come un bracco: sniff sniff, qui non si sente puzza: ma lei, scusi, quando si è lavato l’ultima volta? Stamattina? Ma è un criminale, vuol farci morire tutti? Controllore, il signore non sa di merda! E il controllore, che tanfa di cassonetto romano: mi spiace, deve scendere, è la legge. E si vergogni.

Questo pullman è una camera a gas, questa Europa è un letamaio e questo Occidente è fottuto. Da Berlino ad Amsterdam, da Parigi a Verona, dove si verifica un caso notevole: per anni, per decenni sotto il balcone di Romeo e Giulietta la vergogna nazionale, culla di neonazi, città da sanificare, qualche scriba fazioso e di irrisorio valore ci ha fatto un articolo al giorno, anche lui doveva trovarsi un modo di stare al mondo; poi eleggono il calciatore sindacalista Tommasi, uno di quelli che guadagnava milioni ma sempre a pugno chiuso, e Verona diventa di colpo l’avanguardia democratica, il gioiello nazionale. E che ti fa Tommasi come primissimo atto? Raziona l’acqua, la proibisce, convinto in questo modo di salvare il Veneto e il pianeta tutto dalla siccità desertica.

Come idiozia populista, c’è di che indurre Greta ad un insperato orgasmo. Verona dirigista, populista, statalista e le docce, carissimi pezzenti che pagate le tasse per ridurvi a barboni, le potete anche smantellare: prossima fermata, un ticket per fare il bagno al mare e vedrete se non ci arriveremo. Dopodiché, in autunno, un bel mega lockdown omnibus: di sicurezza sanitaria, sociale, bellica, climatica, ecologica, energetica. Garantito al limone.

Questi siamo noi, questa è l’Unione, questo è il postcomunismo sempre un po’ comunista, cioè lurido. A proposito: ma sì, certo che la Merkel il “culone” se lo sciacqua. Le restrizioni valgono solo per la truppa, loro no, per le esimie eccellenze solo il meglio, se poi non vogliono detergersi è perché non hanno voglia, perché nel loro tanfo ecologista leninista grufolano bene, non certo perché qualcuno glielo impone.

Max Del Papa, 3 luglio 2022

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