Il disastro di Elly: c’è una promessina che non sta mantenendo

Altro che partito nuovo: la segretaria ha svenduto la linea per tenere insieme tutto e tutti

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schlein emiliano de luca

“Anche dentro di noi abbiamo dei mali da estirpare: non vogliamo più vedere capibastone e cacicchi vari. È una sfida che dobbiamo affrontare insieme, perché ne va della credibilità del Pd, e su questo non sono disposta a cedere di un millimetro”. Con queste semplici parole, pronunciate a margine dell’assemblea nazionale capitolina del marzo 2023 che l’aveva appena incoronata nuovo segretario, Elly Schlein inaugurava ufficialmente il nuovo corso dem.

Da allora, ne è passata di acqua di acqua sotto i ponti: molte sono state le aspettative tradite e molte le speranze del popolo dem brutalmente infrante; poche, anzi pochissime, le gioie, molti, anzi moltissimi, i dolori. Tra questi, sicuramente, rientra la manifesta incapacità dimostrata in più occasioni dal leader del Pd nel riuscire ad estirpare quei medesimi mali a cui la stessa aveva convintamente dichiarato guerra nel corso del suo primo intervento nelle vesti di nuovo segretario dem. Perché, quegli stessi capibastone e cacicchi vari, dipinti in uno dei passaggi chiave del suo discorso inaugurale al pari di feroci demoni da scacciare via per restituire finalmente la luce alla disorientata comunità piddina, non solo non sono stati allontanati dai gangli vitali della fatiscente macchina dem, ma, al contrario, nel corso di questo primo biennio targato Schlein, hanno via via acquisito maggiori spazi, opportunità e potere.

Per comprendere a fondo quanto questa affermazione possa risultare vera, si consideri a titolo d’esempio, il caso, attuale e quanto mai calzante, delle ormai imminenti elezioni regionali. Nella Calabria del dimissionario Occhiuto, l’alleato pentastellato è riuscito ad imporre a tempo di record il nome di Pasquale Tridico, europarlamentare M5S e “padre nobile” del Reddito di cittadinanza, quale candidato unitario della coalizione di centrosinistra. In Campania, l’accordo a due tra Vincenzo De Luca e Giuseppe Conte ha praticamente tagliato fuori dai giochi la segreteria nazionale dem, costretta a digerire il grillino Roberto Fico quale candidato presidente della coalizione e ad accettare le umilianti condizioni poste dal governatore uscente, a cominciare dalla nomina del figlio Piero quale nuovo segretario regionale.

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Non è andata meglio in Puglia, dove il bonacciniano Antonio De Caro, pur di governare, sarà costretto ad accettare una fastidiosissima coabitazione con i suoi due ingombranti predecessori, Michele Emiliano e Nichi Vendola. Male anche in Veneto, Toscana e Marche, dove la Schlein ha di fatto avvallato le candidature di tre renziani della prima ora: nell’ordine Giovanni Manildo, Eugenio Giani e Matteo Ricci, quest’ultimo per di più indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta “Affidopoli” pesarese.

Morale: non solo Elly Schlein ha goffamente perso la sfida che essa stessa si era posta al momento del suo insediamento, non riuscendo minimamente a ridimensionare il peso nel partito di “cacicchi e capibastone”, che, al contrario, oggi appare persino lievitato, ma, di più, è riuscita nella titanica impresa di gettare alle ortiche anche quel briciolo di credibilità residua, consentendo a Giuseppe Conte di surclassarla al tavolo delle trattative, addirittura, in taluni casi, bypassandola nelle sue funzioni di segretario nazionale dem.

Salvatore Di Bartolo, 16 settembre 2025

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