“E il peggio viene ora che, senza più Orbán, regaleremo altri 90 miliardi a Kiev”. Il Fatto pubblica un riassunto della sua quadriennale disinformazione sulla guerra di Putin all’Ucraina, fornita in perfetta sintonia con l’ufficio stampa e propaganda del Cremlino.
La funzione dell’editoria odierno, a commento della visita di Zelensky in Italia, è, come prevedibile, delegittimare il sostegno italiano all’Ucraina; rappresentare l’Ucraina come un paese già allo sbando economico prima dell’intervento russo; infangare Zelensky come un imbroglione avido di denaro e armi; dipingere l’UE come stupidamente asservita agli interessi ucraini; suggerire che l’interesse nazionale italiano e europeo coincida con un cambio di linea su Kiev e Mosca. Frase clou, quella in cui si piange la sconfitta di Orbàn.
Ora, come si sa, il Fatto è un quotidiano sull’orlo del fallimento (sintesi travagliesca delle sue difficoltà editoriali). Potremmo non dargli importanza. Errore. La voce del suo direttore impronta infatti la comunicazione politica di buona parte dei media televisivi italiani, attraverso ramificazioni da destra a sinistra. E soprattutto in Travaglio si coagulano i sentimenti e il non-detto o quasi-detto del M5S, il terzo partito italiano e secondo partito dell’opposizione, il cui leader aspira a essere il candidato della sinistra alle future elezioni politiche. È questo che si prospetta in caso di cambio di maggioranza?
Marco Taradash, 16 aprile 2026
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