Ieri sul Fatto Elena Basile sosteneva che nel 2022 Zelensky volesse firmare la pace a Istanbul e che gli occidentali glielo avessero impedito. Oggi, sullo stesso giornale, Orsini sostiene l’opposto: Zelensky avrebbe rifiutato «qualunque dialogo diplomatico» e chiederebbe il cessate il fuoco soltanto ora perché sta perdendo. Almeno si mettessero d’accordo sulla propaganda. a realtà smentisce entrambi. Zelensky parlò di cessate il fuoco già il 25 febbraio 2022; tre giorni dopo iniziarono i negoziati con la Russia. A Istanbul non esisteva alcun accordo di pace pronto per la firma, fatto saltare da Boris Johnson: restavano irrisolti territori, disarmo e garanzie di sicurezza.
È vero che oggi l’Ucraina è in difficoltà e non può riconquistare, almeno militarmente, tutti i territori. Ma Kiev accettò già nel marzo 2025 una tregua immediata di trenta giorni proposta da Trump. Fu Putin a non accettarla. Orsini inventa persino una legge storiografica: gli Stati chiederebbero il cessate il fuoco solo quando stanno finendo le munizioni. Non porta un dato per dimostrarlo. E naturalmente la regola non vale quando è Putin a chiedere negoziati o tregue. Due giorni, due bufale incompatibili. Ma la conclusione è sempre la stessa: qualunque cosa accada, Putin ha ragione, l’Ucraina ha torto e l’Occidente è colpevole. I fatti vengono scelti dopo, secondo necessità.
Marco Taradash, 19 agosto 2026
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