Il film di Zalone? Né di destra né di sinistra

15.2k 13
generica_porro_1-1200

Ieri i cinema del centro di Milano traboccavano di spettatori di Tolo Tolo, il nuovo film di Checco Zalone, uscito il giorno di Capodanno. Checco continuerà probabilmente a sbriciolare ogni record. Prima di parlare del film, una osservazione. Le reazioni a Tolo Tolo, addirittura al suo trailer, ci spiegano l’Italia meglio del film stesso, che si limita a essere una commedia senza pretese ma tutto sommato divertente e ogni tanto interessante. Tutti hanno tirato Zalone dalla loro parte. La destra, qualunque cosa significhi questa parola, ha gradito il trailer scorretto e bocciato la pellicola, troppo corretta. La sinistra, qualunque cosa significhi questa parola, ha gradito la pellicola corretta e bocciato il trailer scorretto.

Visto il film, c’è da restare sgomenti che qualcuno abbia pensato di impalcarci sopra una discussione. Zalone ci racconta l’Africa e l’immigrazione attraverso gli occhi del solito Checco, cialtrone dal cuore d’oro. Con mano leggerissima si prende gioco di tutti gli stereotipi, sia di quelli “scorretti” sia di quelli “corretti”. E se voleva lanciare un messaggio, ma non credo a giudicare dalla inconsistenza “ideologica” della sceneggiatura, forse è riassumibile nell’immagine in cui i manifestanti pro e contro l’immigrazione si trovano fianco a fianco al porto, diventando quasi indistinguibili.

Ci sono stoccate azzeccate al giornalista impegnato, che si rivela un ipocrita; alla classe politica italiana, l’unica in cui un analfabeta può arrivare a un ministero e parlare con i suoi “omologi” europei; alle supercazzole umanitarie (bello il cameo di Nichi Vendola); alla disumanità truccata da intransigenza. Zalone poi riesce nel miracolo di mettere in scena il naufragio di un barcone senza precipitare nella pornografia del dolore. Non è poco. Ma neppure tanto. Perché Zalone sembra fin troppo consapevole di maneggiare un tema esplosivo e quindi dove potrebbe affondare il colpo, a destra come a sinistra, fa un passo indietro (le allusioni al fascismo e quelle al terrorismo islamico restano tali). Solo in una Italia lacerata un film innocuo come questo poteva sembrare rivoluzionario, in un senso e perfino in quello opposto.

Insomma, Zalone ci mette davanti allo specchio. Si vede la contrapposizione netta di due retoriche dannose. Chiudere i porti è giusto, ma chi lo dice con un linguaggio triviale passa immediatamente dalla parte sbagliata e fa un torto alla sua stessa idea. L’accoglienza è un dovere morale, ma chi lo trasforma in uno “spalanchiamo i porti di casa a chiunque”, senza chiedersi a chi giova il traffico di carne umana, passa immediatamente dalla parte sbagliata e fa un torto alla sua stessa idea. Se destra e sinistra non riescono a discutere civilmente di un argomento così importante, vuol dire che è tempo di farla finita (per citare un maestro, Stenio Solinas) con la destra e con la sinistra.

Alessandro Gnocchi, 6 gennaio 2020

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version