Qui al bar, al massimo, ci sintonizziamo su Rds. Difficile che tra queste mura risuonino il bel canto italiano e la lirica. Però abbiamo appreso del successo del direttore d’orchestra Beatrice Venezi e della sua Carmen di Bizet a Pisa, che alla prima ha fatto il tutto esaurito e ha incassato convinti applausi. Gli spettatori saranno stati una claque di Giorgia Meloni? Non lo crediamo e non lo crede nemmeno il Comitato nazionale delle Fondazioni lirico sinfoniche, che in un comunicato ha definito questo trionfo “un dato di fatto”, benché avesse criticato da subito la nomina della Venezi alla direzione musicale della Fenice di Venezia – e continui a farlo, nonostante tutto.
A ognuno la sua opinione. Noi, però, da liberisti incalliti, pensiamo che il giudice ultimo del valore di un bene e di un servizio sia il pubblico: se lo “compra”, in senso lato, significa che quella cosa ha un valore; se no, il parere degli esperti e dei tecnici è rispettabile, ma il valore per il consumatore è zero. E dunque, se la Venezi riscuote successo, piace, dà “speranza al settore” (come si legge nel suddetto comunicato) e il suo spettacolo ha dato un “esito” che “va valorizzato”, perché la sua nomina sarebbe sbagliata? Sarà almeno che il successo della Venezi è la conseguenza non intenzionale di un’azione, magari, discutibile? E se questo è il risultato, non è bene tenersela? Qui al bar, magari, non ascoltiamo la Carmen, però abbiamo letto il Vangelo. E sappiamo che l’albero si riconosce dai frutti.
Il Barista, 26 gennaio 2026
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