Il gay Pride a Gaza

Ogni giorno un po’ di veleno sulle cose del mondo

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Schlein gay pride gaza

Qui al bar siamo sinceramente affascinati dalla sinistra cavallina in gita promozionale al gay Pride ungherese, da dove tornano con le pive nel sacco perché Orban non ci casca, non raccoglie le provocazioni di questi poveretti di lusso e li lascia liberi di giocare.

Stavolta il bersaglio, in mancanza di meglio, era il general Vannacci, del tutto pretestuoso ma a dimostrazione che la concezione della sinistra ludica per i diritti resta antagonista e fondamentalmente idiota; anche discretamente cialtronesca, perché mentre i fluidi hanno conseguito tutti i diritti possibili e immaginabili, dal vittimismo all’odio al mantenimento, d’altra parte non gliene potrebbe fottere di meno di chi, quanto a diritti, si trova in deficit: gay nel paradiso islamico, ebrei, bambini.

Alla sinistra baraccona e baldraccona, dei bambini che muoiono, degli omosessuali trucidati importa zero, li usano in funzione propagandistica e la propaganda è autopromozionale: insinuaz qualche avventore affezionato, qui al bar, che da difendere in realtà c’è la filiera delle imprese commerciali, dell’organizzazione di eventi, del merchandising arcobaleno, della penetrazione nelle scuole, volentieri al limite della legge. I capi e capetti delle delegazioni pride sono tutti coinvolti nel business, ed è un affare che muove milioni: per pochi, ma non per tutti. Se poi dal lucro si passa direttamente al potere, buono due volte: sono travasi comunicanti, si tratta di servire in gaiezza il partito.

Poi, da parlamentare, la società per cattive azioni non può che incrementare gli utili. Ed è perfino scontato, quindi inutile, invitare l’allegra brigata arcobaleno, in effetti rossa, a trasferire il carnevale, che so, a Gaza, Teheran o altre località turistiche: sono stupidi, mica scemi. E allora avanti, popolo fluido, che c’è sempre una pagliacciata dopo la pagliacciata; il diritto è triplice, non fare un c… (ma farselo, o farselo fare), passare da martiri, incassare (soldi e candidature). E io faccio i caffè!…

Il Barista, 30 giugno 2025

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