Il genocidio della ragione

La vera natura dei pro-Pal è semplicemente strumentale, come si smonta l'accusa a Israele

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Da tempo il web, bar e salotti più o meno chic sono invasi dal propalismo nostrano la cui unica verità – fin troppo palese – è che un israeliano è tollerabile solo se steso sotto a un lenzuolo bianco, cioè morto, e non importa quanto si affannino ad argomentare che, a loro, gli ebrei non stanno poi così sulle balle. Ma venendo a un altro genere di balle, quella sul genocidio si smonta nel tempo di due sole proposizioni: la prima, che uno Stato militarmente forte come Israele potrebbe ridurre Gaza e gazawi a poco più di un capitolo sui popoli che furono; la seconda, interrogativa, recita… cosa ne sarebbe oggi d’Israele se quella schiacciante superiorità bellica l’avessero avuta i palestinesi? Conosciamo la risposta.

Certo un ebreo estremista potrebbe chiedersi, perché non fare veramente quello di cui ci accusa mezzo mondo? Forse per non mettere a disagio l’altra metà, dico io. Tuttavia il succo amaro della loro sagacia intellettuale, i sacerdoti del propalismo ce lo danno a bere quando insistono sulla rimozione della causa di questa guerra, il 7 ottobre. Questi vassalli dell’assurdo vorrebbero criticare gli effetti escludendone le cause, non amano i nessi, che pure sono fondamentali per ciò che definiamo intelligenza, ovvero la facoltà di mettere in relazione le cause con gli effetti, ma no, loro non ci stanno, cortocircuitano il buon senso e s’incazzano se glielo fai notare.

Peggio dei pro-Pal sono quegli ebrei mortificati per il fatto stesso di essere ebrei, che pena. Eppure dietro a tutto questo si percepisce che, in fondo, la vera natura del propalismo è semplicemente strumentale, come lo sono tutti gli altri argomenti dello stesso popolo, immigrazione, statalismo , ambientalismo, fascismo, inclusività, razzismo, sicurezza ecc., roba della quale non gliene frega così tanto come vorrebbero farci credere, ma tutto fa brodo, tutto va bene purché si possa usare come una leva per scardinare lo status quo a loro sgradito, e magari vendere qualche libro il che non guasta, quindi alla fine il cerchio si chiude, come sempre.

Giulio Cesare Vanini, 7 settembre 2025

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