Il ghigno del killer marocchino: “Dopo la coltellata, si è seduto e rideva”

Zouhair Atif arrestato per aver accoltellato "Abu" a scuola. Davanti ai pm ha ammesso il gesto ma "non volevo uccidere". Ma alcuni negano che abbia riso

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la spezia scuola accoltellato

La mattina del 16 gennaio all’Istituto professionale Domenico Chiodo di La Spezia, Abanoub Youssef, uno studente di 18 anni, è stato accoltellato mortalmente dal compagno Zouhair Atif, di 19 anni. Secondo le prime ricostruzioni, il motivo dell’aggressione sarebbero stati screzi legati alla pubblicazione di una foto con la ragazza frequentata da Atif. Mentre veniva arrestato, il giovane ha confessato: “Volevo ucciderlo, non doveva fare quello che ha fatto”.

La dinamica dell’accoltellamento

Il tragico evento si è verificato intorno alle 11, durante l’orario scolastico. Abanoub era nei bagni della scuola quando Zouhair Atif lo ha minacciato con un coltello da cucina con lama di 20 centimetri, portato da casa. La vittima ha cercato di fuggire verso la sua classe ma l’aggressore lo ha inseguito, colpendolo al fianco destro vicino all’ingresso dell’aula. Un insegnante è intervenuto per disarmare Atif, mentre Abanoub si accasciava al suolo in un lago di sangue. “Quando sono arrivato al secondo piano era già a terra in una pozza di sangue. Ho cercato di tamponare la feria ma si vedeva che era molto grave. Ha perso tantissimo sangue”, ha raccontato il docente che ha cercato di aiutarlo.

I soccorsi inutili e la morte in ospedale

Abanoub è stato immediatamente soccorso dal personale del 118 e trasportato all’ospedale Sant’Andrea di La Spezia. Arrivato in condizioni disperate, è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico dopo un primo arresto cardiaco. Nonostante i tentativi dei medici, il ragazzo è deceduto in serata, poco prima delle 20. Lascia una famiglia che lo aveva portato a vivere in Italia anni fa dalla città di Fayyum, in Egitto.

Zouhair Atif e le accuse a suo carico

Zouhair Atif, invece, è uno studente di origine marocchina residente ad Arcola, arrivato in Italia con un permesso di lungo soggiorno. È stato arrestato in flagranza di reato con l’accusa di omicidio. Durante l’interrogatorio ha ammesso il gesto, dichiarando che la sua intenzione era vendicare un presunto affronto legato alla ragazza che frequenta. “Ora ti sistemo io”, avrebbe scritto in una chat di classe dopo aver scoperto un messaggio di “Abu” alla giovane. Agli inquirenti, che stanno valutando se contestare la premeditazione, dato che il giovane aveva portato l’arma da casa, durante l’interrogatorio di rito avrebbe detto: “Non volevo ucciderlo ma solo vendicarmi per quelle foto…”. “Qualche volta aveva con sé un coltello”, hanno raccontato alcuni compagni. Stando a quanto scrive il Corsera, non era la prima volta che si presentava a scuola armato: alcuni sapevano, nessuno sembra aver fatto nulla. “Non era la prima volta che quello lì portava il coltello in classe – ha detto uno zio di Abou al Corriere – I suoi compagni ve lo possono confermare”. E ancora: “Sarà successo almeno altre quattro volte. Ve lo possono confermare tutti i compagni di scuola. Questa cosa andava bloccata subito invece di arrivare a questo punto”. Il killer si trova in carcere, monitorato anche per prevenire atti autolesionistici.

“Dopo averlo accoltellato, si è seduto e rideva”, raccontano le chat di scuola, come riportato da Repubblica. Anche La Stampa riporta racconti simili, voci e storie che si rincorrono tra i compagni di Abanoub. “Quel ragazzo con il coltello aveva già minacciato fuori dalla scuola un ragazzo albanese. Dicono che sia scappato dal Marocco, cambiando nome, perché aveva fatto qualcosa di molto brutto. Che ha problemi nella testa, che fa dei riti con il sangue per maledire le altre persone. Che quando ha accoltellato Youssef si è messo a ridere davanti a tutti”. Pure la sorella di Abu, al Corriere, racconta particolari agghiaccianti: “Mi hanno detto che poco tempo fa aveva fatto la stessa identica cosa con un ragazzo albanese. Lo aveva minacciato con un coltello che si era portato a scuola da casa. Mentre inseguiva mio fratello e lo accoltellava lui rideva. Ma anche dopo che lo aveva colpito… Abu era a terra agonizzante, lui è stato fatto sedere su una sedia in attesa della polizia: anche in quel momento continuava ad avere quel ghigno e quel sorriso stampato in faccia”.

Diversa la versione di altri ragazzi, riportate sempre da Repubblica: “Non è vero che è uno che non c’è con la testa, e non è vero che rideva dopo aver accoltellato Abanoub”.

La tragedia ha sconvolto la comunità scolastica di La Spezia, portando il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale a disporre un’ispezione presso l’istituto. Intanto, studenti e cittadini si sono riuniti per un corteo silenzioso in centro città in memoria di Abanoub. Il sindaco Pierluigi Peracchini ha espresso il suo dolore per l’accaduto, scegliendo di non proclamare il lutto cittadino per evitare ulteriori tensioni. Anche il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha ricordato che le scuole devono essere luoghi sicuri, condannando ogni forma di violenza.

Gli investigatori stanno analizzando i messaggi scambiati dagli studenti coinvolti, tra cui alcune frasi minacciose di Zouhair nei confronti di Abanoub, che potrebbero diventare elementi chiave nel processo. La salma della vittima è sotto disposizione del magistrato per valutare un’eventuale autopsia. Intanto, la città di La Spezia resta in lutto per questa tragedia, ricordando Abanoub come un ragazzo solare e tranquillo, con tanti sogni per il futuro.

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