
Qui al bar ascoltiamo con ammirazione il presidente francese che rinfaccia a Donald Trump il suo “neocolonialismo”. Quanta nobiltà nelle parole di Emmanuel Macron, che forse si sarà anche un po’ piccato per gli sberleffi subiti dall’inquilino della Casa Bianca, il quale scimmiottava lui implorante sui dazi con il suo accento francese. Viene da pensare, però, al pulpito dal quale proviene la predica: Macron è lo stesso leader del Paese che, prima di essere cacciato a pedate, teneva le sue truppe in una sfilza di Stati centrafricani? Che aveva “neocolonizzato” l’Africa con il franco Cfa? Macron per caso governa sui territori d’Oltremare? E ha forse mai concesso l’indipendenza alla Corsica, i cui abitanti non lo possono proprio soffrire? Qui al bar non vorremmo che il predicozzo di Macron somigli a quello del bue che dà del cornuto all’asino. E che il rifiuto dell’imperialismo trumpiano sia più il rigurgito di un colonizzatore che teme di finire colonizzato, che non il sussulto di una civiltà del diritto. I malumori emergono proprio adesso che ci si comincia a sentire un po’ Micron…
Il Barista, 9 gennaio 2025
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