Cronaca

Il massacro, poi la fuga: il video del pestaggio di Termini fa orrore

Le telecamere riprendono tutto: l’aggressione fulminea, i colpi, poi la corsa dei giovani nordafricani verso piazza dei Cinquecento

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Era notte fonda tra sabato e domenica quando, tra via Giolitti e via Manin, proprio davanti alla stazione Termini, il funzionario del ministero del Made in Italy è stato assalito senza preavviso dal gruppo di nordafricani al centro del dibattito in rete. Le telecamere della zona hanno ripreso tutto: il gruppo si avvicina, lo circonda e lo colpisce con una violenza immediata. Pochi secondi di pestaggio, poi la fuga. Gli aggressori scappano correndo verso piazza dei Cinquecento, mentre il 57enne resta a terra, gravemente ferito. I soccorsi lo portano d’urgenza al Policlinico Umberto I, dove viene ricoverato in terapia intensiva.

Quelle immagini diventano la chiave dell’indagine. La polizia le analizza una a una, ricostruisce i movimenti del branco e incrocia volti, abiti, percorsi. In poche ore arrivano i primi quattro fermi: tutti giovani nordafricani, dicevamo, tutti già conosciuti dalle forze dell’ordine. I nomi scorrono nei verbali: Mohamed Mansy Mahmoud Mohamed Elramady, egiziano di 18 anni; Moslem Othmen, tunisino di 20; poi altri due tunisini, uno di 20 anni con precedenti per furto e rapina, l’altro di 21, irregolare sul territorio, anche lui con una sfilza di denunce per rapina e violenza.

La vittima, intubata ma stabile, resta in prognosi riservata. Il movente, però, non è ancora chiaro. Le prime ipotesi parlano di un’aggressione senza scopo, perché dalle immagini appare evidente che al funzionario non sia stato sottratto nulla. Nessun portafogli, nessun cellulare: nulla. Ed è qui che l’indagine prende una direzione precisa. Secondo la procura, coordinata dalla pm Nadia Plastina, quel pestaggio potrebbe inserirsi in un fenomeno più ampio, fatto di gruppi di giovanissimi che usano la violenza come strumento di affermazione, soprattutto nelle zone più esposte della città. Lo evidenzia l’Agi.

Una dinamica che ricorda, almeno nei meccanismi, ciò che è accaduto nelle banlieue francesi: aree dove giovani di seconda generazione, nati in Europa da famiglie immigrate, costruiscono micro-territori sotto il loro controllo. Termini e via Ostiense, spiegano gli inquirenti, potrebbero essere parte di una zona “contesa”, frequentata da un gruppo più numeroso – forse otto persone – che si muoverebbe tra i due quartieri.

Proprio via Ostiense torna centrale nell’indagine: ieri, intorno alle 12.30, due dei fermati vengono bloccati dopo aver strappato un cellulare a un passante. L’inseguimento finisce vicino a ponte Settimia Spizzichino. Indossavano gli stessi abiti immortalati durante l’aggressione al funzionario del Mimit. Un dettaglio che li collega in modo diretto al pestaggio della notte precedente. Ora la procura ha chiesto la convalida per tutti e quattro i fermati. La polizia continua a passare al setaccio ogni fotogramma per individuare eventuali complici, mentre resta sul tavolo la domanda che accompagna tutta la vicenda: perché un gruppo di ragazzi così giovani ha scelto di colpire un uomo a caso, nel centro della Capitale, senza un motivo apparente?

Franco Lodige, 13 gennaio 2026

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