
Qui al bar vorremmo sapere di chi è la colpa: di Piergiorgio Odifreddi o della Stampa? Lunedì, mentre tutta Italia discuteva degli scontri alla manifestazione torinese di Askatasuna, sul quotidiano del capoluogo piemontese esce un’intervista al matematico che cita Nelson Mandela. Non per parlare di riconciliazione, bensì di lotta armata. Ecco la citazione: “Abbiamo protestato in maniera pacifica e non è successo niente. Poi abbiamo fatto disobbedienza civile, nulla. Alla fine siamo diventati terroristi”. Sembra un’apologia all’insurrezione contro lo Stato, che peraltro non tiene conto di una differenza non proprio sottile tra il Sudafrica dell’apartheid e l’Italia di oggi, dove non ci sono ingiustizie così gravi come la segregazione razziale, tali da offrire una qualche giustificazione a chi volesse imbracciare le armi. Ieri sera, però, ospite di Bruno Vespa a Porta a porta, Odifreddi corregge il tiro: quell’intervista, dice, risaliva a sabato pomeriggio, prima che a Torino scoppiasse il casino e il poliziotto venisse preso a martellate. Essendo uscita due giorni dopo, ha generato l’equivoco. Lui condivide la protesta, però condanna la violenza. Curioso modo di essere contrari alla violenza, citando un’apologia del terrorismo. Ma allora di chi è la colpa dell’equivoco? Di Odifreddi, che prima fa l’impertinente e poi, quando capisce di aver pestato una m…, fa il penitente? O della Stampa, che pubblica a orologeria per far sembrare le cose come non sono?
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