
Qui al bar ci prepariamo al Ferragosto seguendo la notizia più importante del momento. Il colloquio di domani tra Donald Trump e Vladimir Putin? Manco per niente: l’ultima di Raoul Bova. Già, perché sembra che l’attore abbia depositato all’Ufficio brevetti la richiesta di registrare le frasi sugli “occhi spaccanti”, che aveva dedicato alla modella Martina Ceretti.
L’espressione è diventata virale sui soliti social, specie TikTok, ed è assurta al simbolo del classico “morto di figa” italiano, che nessuno credeva potesse incarnarsi persino nel bellissimo attore romano. Secondo i legali dell’ex nuotatore, questo sarebbe un modo come un altro per limitare la diffusione degli audio finiti in mano a Fabrizio Corona. E infatti, una volta registrato il “marchio”, l’espressione, in teoria, non potrebbe più essere riprodotta in pubblico se non pagando i diritti. Cosa ci importa, vi chiedete voi? Uno spunto di riflessione me l’ha offerto uno dei pochi clienti che non è ancora partito per il mare, il Libertario – che peraltro è arcistufo della polemica sui prezzi degli ombrelloni che serve a rifilare la direttiva Bolkestein ai balneari.
Dice il Libertario che il mercato salverà la reputazione di Bova. Sua la gaffe, sua la trovata degli “occhi spaccanti” che sta spopolando, suo l’eventuale guadagno oppure sua la pace dei sensi nel non sentire più in giro quella frase un po’ patetica. Aggiunge il Libertario: a salvare Bova non sarà tanto il “libero” mercato, ma il mercato e basta, perché lui, proprio in quanto libertario, non è tanto favorevole al copyright e preferirebbe la libera circolazione delle idee. Ma per farle circolare, le idee, bisogna prima averle.
Il Barista, 14 agosto 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).