Il miglior alleato del Coronavirus: il politicamente corretto

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L’epidemia da Coronavirus è un fenomeno globale: insidioso e pericoloso come altri mai. Che non esista un vaccino per combatterlo, è però vero solo in parte. Il vaccino esiste ma nel Paese ove questa brutta storia è cominciata, la Cina, non ha avuto mai corso, e in quello che in Europa ne è stato quasi più di ogni altro colpito, l’Italia, è stato messo da tempo in disuso da un’ideologia diffusa e anch’essa pervasiva. Eppure, Dio sa quanto ampie dosi di esso sarebbero state utili, soprattutto all’inizio, per impedire la diffusione del famigerato bacillo! Questo vaccino si chiama libertà, e il Paese orientale non l’ha mai conosciuta nella sua lunga storia, né tanto meno la conosce oggi sotto le ferree leggi dell’autoritarismo comunista. Il quale, fra l’altro, era tutto teso ad affermarsi ai nostri occhi, fino ad un momento prima della crisi, come un campione di efficienza economica, correttezza commerciale e impegno ambientalista.

Agli occhi di noi occidentali, voglio dire, che, come la monaca di Monza, scellerati abbiamo risposto sì alle sue richieste di partnership senza troppi distinguo o condizioni di sorta. Che mancasse poi l’elemento portante di ogni edificio, la libertà, era diventato per noi quasi irrilevante. Il risultato è qui ora davanti a noi, in tutta la sua drammaticità. Se i membri locali del governo, e cioè del Partito, avessero osato dire con franchezza la verità, senza occultare i primi casi o manipolando i dati, avrebbero rischiato sicuramente l’accusa di “alto tradimento” o “disfattismo”, come è stato nel caso del giovane medico dell’ospedale di Wuhan “riabilitato”, nella migliore tradizione staliniana, solo post mortem?

Quanto all’Italia, qui il nemico della libertà che ha favorito la diffusione del virus ha un volto meno arcigno, ma proprio per questo è più subdolo e invasivo. Si chiama “politicamente corretto” e ha impedito che, mentre ci si beava per aver “isolato” il virus che in verità già lo era stato prima di noi altrove, non ci si informasse sull’effettiva potenza del virus e non si prendessero le opportune precauzioni prese altrove, a cominciare dall’imposizione della quarantena a chi era stato da poco in Cina.

Un’orgia di ignoranza e superficialità, da cui non ci ha questa volta salvato nemmeno il classico “stellone” italiano, alimentatasi alla fonte di una malintesa “apertura all’altro” in un’ottica, ça va sans dire, “antirazzista” e antisalviniana. E giù visite alle scuole cinesi, inviti ad abbracciarci tutti e tutti abbracciare perché “noi non abbiamo paura”, perché averla è “razzista”, odio sistematico per gli “imprenditori della paura” accusati di “sciacallaggio” e allarmismo solo perché raccomandavano realisticamente le misure di prudenza e di semplice buon senso altrove adottate.

Chi fossero gli “strumentalizzatori” politici è ormai è chiaro. Si può dire che questa passerà alla storia come la prima epidemia causata dalla correctness. Che è nemica della libertà: sia di farci dire a noi che ne siamo critici le cose di buon senso che pensiamo; sia perché ingabbia le menti di chi ne è succubo impedendo ad esse di volare.

Corrado Ocone, 4 marzo 2020

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