Caffè avvelenato

Il miglior gioielliere è quello che non si difende

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

Qui al bar, ormai, pensiamo che sia meglio stare al bar che in gioielleria. Ieri, Mario Roggero ha mandato una lettera a “Fuori dal coro”, la trasmissione di Mario Giordano su Rete 4. “Entrare in carcere a 72 anni, dopo una intensa e onesta vita lavorativa durata oltre mezzo secolo, è stato per me molto devastante”, ha detto. Ha accennato alla prospettiva di un pentimento: “Ho avuto modo, forzatamente, di riflettere sui fatti avvenuti e sto cogliendo aspetti del tutto nuovi e impensabili, che sto approfondendo a poco a poco”. Anche perché il suo ravvedimento sarà parte di un’eventuale via libera dei magistrati alla prospettiva di una grazia presidenziale, com’è avvenuto all’altro gioielliere che, come lui, secondo lo Stato si è difeso troppo: Guido Gianni, appena beneficato da Sergio Mattarella.

Ma per due commercianti che si sono spinti troppo in là con la giustizia privata, ce n’è un terzo che invece è stato costretto a subire: è un gioielliere di Carrara, che il 10 ottobre è stato assalito da due malviventi, i quali lo hanno colpito ripetutamente con un’arma. Per fortuna, senza sparargli. Dopo l’aggressione, si sono dileguati con il bottino. Il malcapitato non ha avuto modo o tempo di reagire. E paradossalmente, crediamo che sia stato fortunato: almeno non rischia un calvario giudiziario ed economico.

Ora, noi lo capiamo che nessun Paese civile può tollerare che un cittadino esegua sommariamente una sentenza capitale; capiamo che Roggero ha esagerato e che pure Gianni, colpendo i rapinatori mentre erano in fuga, ha oltrepassato i limiti della legge; capiamo che, benché la cosa strida con il buonsenso, il sistema li abbia dovuti redarguire. Ma ci sono elementi che oggettivamente stridono con il buon senso: spedire in carcere un ultrasettantenne che palesemente non è un criminale incallito; o concedere maxi risarcimenti ai parenti dei ladri come se costoro fossero stati dei caduti sul lavoro.

Ed è questo che ci spinge a porci delle domande: è possibile che, in Italia, il miglior gioielliere sia quello che non si difende? È possibile che sia meglio un bel funerale di un brutto processo? È possibile che lo Stato in fondo ci preferisca vittime dei delinquenti?

Il Barista, 12 ottobre 2026

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