Il mio Kant libero

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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caffè avvelenato

Qui al bar non siamo dei filosofi e confessiamo che non abbiamo mai trovato il tempo, tra un caffè e un cappuccino, di leggere l’intera Critica della ragion pura. Però pensiamo di possedere un bel po’ di ragion pratica. E cominciamo a pensare che sia meglio tenerci lontani dalle opere del filosofo, visto che è diventato il testo di riferimento di chi fa una brutta fine in guerra.

Lo vedemmo comparire, per la prima volta, tra le file del battaglione Azov in Ucraina, quando si trattava di ripulire l’immagine dei combattenti neonazisti per farli apparire illuminati cultori della pace perpetua. Non andò benissimo, con l’assedio alle acciaierie di Mariupol. Adesso, stando a quanto ha scritto Repubblica, i libri del grande autore di Kaliningrad sono ricomparsi sul comodino di Ali Larijani, pure lui filosofo, per la precisione un “pragmatico che amava Kant”, come hanno detto quelli di Gedi. Anche a lui, evidentemente, questa passione non ha portato fortuna. E nemmeno buon consiglio: c’era la sua mente di “pragmatico”, sensibile uomo di lettere, dietro la brutale repressione delle proteste attuata dal regime pochi mesi fa.

Chissà se chi legge Kant poi lo capisce davvero, oppure lo interpreta un po’ liberamente… Quasi quasi, noi stamattina sfogliamo solo la Gazzetta dello Sport.

Il Barista, 19 marzo 2026

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