Il negazionismo? Una scusa per sottometterci

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Da molto tempo si parla della questione del “negazionismo”. Oggi in Italia sta prendendo una deriva autoritaria e conflittuale l’orrore, e la retorica che c’è dietro questa parola. Tutto ciò che questo modo di declinare il problema epidemiologico sta generando, non è altro che una guerra infeconda tra due categorie lavorative che, stanno tuttavia in una posizione di sofferenza. Parliamo dei lavoratori autonomi (ristoratori, bar, albergatori), e dei loro dipendenti, e i lavoratori del comparto sanitario (medici, infermieri, Oss). Queste categorie sono state poste dal potere e dai servi dell’informazione in uno stato di guerra, rendendo impossibile il dialogo e la comprensione reciproca. Chi soffre perché senza lavoro e senza il pane in tavola per sé e la famiglia, e chi si trova in disagio negli ospedali con i letti delle terapie quasi interamente occupati.

Strumentalizzazione dell’epidemia

Al non aver ampliato il numero di letti e non aver potenziato il sistema sanitario in vista della conclamata “seconda ondata” del virus, si aggiunge l’altrettanta vigliacca affibbi azione dell’etichetta di negazionismo alle manifestazioni di protesta (come quella del 10 ottobre 2020 a Roma) di chi ha innegabilmente sofferto le misure imposte attraverso la chiara strumentalizzazione dell’epidemia a scopo squisitamente politico. In una società come quella moderna, in cui la “salute” o meglio la “nuda vita” conta più di ogni altra cosa ed in nome di essa si arriva a calpestare diritti fondamentali come il lavoro, la libertà d’espressione (etichettando come negazionista e fascista, chi dissente), è una società che come dice Leopardi nel suo Discorso sopra i costumi degl’italiani, “non favorisce, né produce niente di grande”, in vista di ciò che era l’Italia secondo il poeta, dopo la rivoluzione francese.

L’umanità, con la paura la si può governare, ed il ricatto della salute è un’arma che nella modernità, privata dei valori e delle illusioni passate, funziona perfettamente. Il nostro tempo si contraddistingue per un unico infecondo valore, l’approvvigionamento della ricchezza per fini materialistici e già mai spirituali, lo vediamo con la chiusura di teatri e musei, lo svilimento nelle scuole medie e superiori degli studi umanistici, necessari a formare il carattere e la personalità, in favore di materie tecniche, prova del fatto che non c’è spazio per la cultura e l’arte in un mondo consumistico.

Globalismo come processo liberticida

Il loro scopo finale, è trasferire sull’e-commerce ogni genere di attività, pertanto i governi puntano al potenziamento del digitale. Non a caso è il settore della ristorazione il più colpito, il solo a non essere soggetto a questo tipo di regime in quanto capace di autodeterminarsi. Vedremo in un futuro prossimo, che la sola ristorazione possibile sarà quella delle grandi catene, è proprio qui che si impone in maniera autoritaria l’ideologia globalista, è qui che sarà compiuto il genocidio delle particolarità culturali enogastronomiche nazionali e locali. Questo processo liberticida, completerà il progetto che Pasolini con lungimiranza intravide negli anni ’70, “l’omologazione” del mondo.

La creazione di una moneta unica europea, l’Euro, non è altro che l’inizio, così da minare alle radici le tradizioni di ogni popolo, così come quelli africani. Dice Pasolini: “Il vecchio fascismo, non era riuscito neanche a scalfire la società italiana, il vero fascismo, quello della società dei consumi sta distruggendo l’Italia, omologandola a un pensiero unico (oggi il “politicamente corretto”), distruggendo i vari modi di essere uomini”. Il conformismo, ha privato i popoli della loro criticità, ci vestiremo, penseremo, mangeremo alla stessa maniera, elimineranno il contante e tracceranno ogni movimento, l’ha dichiarato Giuseppe Conte, “il contante è veicolo di contagio”.

Quando i popoli sono uniti non c’è potere che tenga, per questo noi popolo siamo chiamati a fare la nostra parte, per contrastare il genocidio economico e culturale a cui ci stanno condannando, e come farlo? Dove trovare la forza? Forse le parole di Ugo Foscolo potrebbero darci un indizio: “pianteranno i lor troni, e vacillanti di minuto in minuto, come tutti i troni che hanno per fondamenta i cadaveri” e ancora…”ma se si fossero armati sarebbero stati vinti forse, non mai traditi” (“le ultime lettere di Jacopo Ortis”).

Ci vogliono come individui distanti l’uno dall’altro, non come persone e popoli uniti. Risvegliamoci dall’ apatia a cui ci hanno costretto i mass media, solo così capiremo che ogni epoca ha la sua battaglia, e qual’è l’arma di cui ci suggeriva il Foscolo? La nostra identità, e riconoscerne il valore, che è la nostra essenza, non è nazionalismo o fanatismo, ma il solo e più grande gesto rivoluzionario.

Andrea Maddalosso, 27 gennaio 2021

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