Un piano in 28 punti, costruito lontano dai riflettori, che ha spiazzato Kiev, l’Europa e perfino pezzi dell’amministrazione americana. È quanto ricostruisce Axios, rivelando retroscena e pressioni attorno alla proposta avanzata da Donald Trump per chiudere il conflitto in Ucraina.
La genesi del progetto
Secondo Axios, l’idea nasce a fine ottobre, durante un volo da Miami dopo un viaggio in Medio Oriente. Jared Kushner e l’imprenditore Steve Witkoff convincono Trump a tentare un “metodo Gaza”: sintetizzare tutto in un piano scritto, cercare il contatto con entrambe le parti, spingere verso una soluzione rapida. A lavorare sul dossier c’è anche Kirill Dmitriev, figura vicina al Cremlino, elemento che fin dall’inizio suscita perplessità tra diplomatici e funzionari occidentali.
La chiamata a Zelensky
Il 16 novembre, racconta Axios, Kushner e Witkoff leggono il piano a Volodymyr Zelensky in vivavoce. Il testo tocca nodi cruciali: cessate il fuoco, sicurezza futura dell’Ucraina, rapporti con la Russia e ruolo degli Stati Uniti in Europa. Una delle clausole più discusse prevede perfino la cessione di ulteriori territori oltre quelli già occupati da Mosca. Trump avrebbe poi chiesto che Kiev rispondesse entro il Giorno del Ringraziamento.
La reazione ucraina
L’annuncio pubblico del piano, il 18 novembre, coglie di sorpresa governi europei e funzionari a Washington. A Kiev, riferisce Axios, la proposta viene accolta con allarme: Zelensky avverte i cittadini che quel documento rappresenta «uno dei momenti più difficili» per il Paese dall’inizio della guerra. Gli Stati Uniti, dal canto loro, frenano: il piano non è un’offerta definitiva, spiegano, ma un “framework” negoziabile.
Il testo, affidato all’inviato americano Dan Driscoll per la consegna formale, crea tensioni anche sul metodo. Per Washington si tratta di una proposta completa; per Kiev, solo di una bozza. La doppia lettura alimenta sospetti e offre terreno a Mosca, che vede l’iniziativa come una possibile via per consolidare le proprie conquiste. A Ginevra si parla del piano in 28 punti come di una bozza, e anche Trump ha confermato che non si tratta di un documento finale. Però l’incontro è stato tutt’altro che sereno.
Al momento non esiste una data per un faccia a faccia Trump-Zelensky, ma Axios segnala che è una possibilità aperta. Intanto, la diplomazia americana prova a ricomporre le fratture create da un piano che, pur non essendo vincolante, mostra il nuovo approccio della Casa Bianca: mettere tutto sul tavolo, anche soluzioni radicali.
Un approccio che, conclude Axios, ha scosso gli equilibri del fronte occidentale e ha aperto una fase nuova — e incerta — nel futuro della guerra.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


