Il Porro d’Oro 2025 è…

Come il “person of the year” del Time, ecco il “Porro d’Oro 2025”: il prestigioso premio del nostro giornale

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Porro d'Oro 2025

Quest’anno il Porro d’Oro, edizione “venti venticinque” non è difficile da scegliere, se mai è complicata la classifica: per non sbagliare facciamo un po’ alla Nino Frassica, “terzo secondo e primo posto ex aequo”, tanto son tutte nipotine di Hannoun, uno che il Porro d’Oro se lo merita fuori concorso, ontologicamente.

Già, sono tre femminucce e non percepite e, diversamente dalla signorina Lella recentemente colpita da afasia, garrule, ciarliere, non smettono mai di inondarci di parole, fiumi di parole, dal fiume al mare: poi diteci che non siamo abbastanza woke, brutta razza di prevenuti che altro non siete. Allora.

Primo posto ex aequo a Greta, la fuoriditesta svedese che tanto fuori ha dimostrato di non essere: in tenera età ha inscenato la sua psicomania per l’ambiente, rastrellando i soldi matti subito stipati in una fondazione a regime fiscale agevolato, perchè va bene che il pianeta sta finendo, ma mica domani; poi, quando la cometa ecologista è passata, ha sbandato un po’, dandosi ad ogni causa purché sballata, tipo quel cavaliere che “salì sul destriero e partì in tutte le direzioni”, finché non ha trovato quella in grado di rilanciarla clamorosamente: la causa propal, che poi è pro Hamas, declinata in un antisemitismo demente, nelle pagliacciate flotillere, nei baci e abbracci con la mamma putativa Francesca Albanese, con il succitato Hannoun in odore di importatore di lusso della democrazia di Hamas in Italia. Certo, c’è un prezzo da pagare: ma non è eccessivamente oneroso, anzi piuttosto lucrativo: ogni volta che la fermano, la arrestano, la convocano, questa ex bimbetta falsamente disagiata, in realtà capace di un cinismo più lucido della canna di un fucile, riscontra un colossale contraccolpo mediatico che si traduce in introiti di tutto rispetto, all’altezza delle beneficenza milionaria che il compagno Hannoun dirottava ad Hamas, e magari a se stesso, con la scusa dei bambini di Gaza, roba che mancavano solo i pandori.

Primo posto ex aequo a Francesca Albanese, uscita dal nulla burocratico delle Nazioni Unite e premiata da una propaganda scatenata che le è valsa, sì, la censura di mezzo mondo, l”isolamento all’ONU, l’allontanamento dalle università in particolare americane, ma anche una radiosa prospettiva elettorale qui da noi (anche se ultimamente il duo impresariale Bonelli&Fratoianni sembra prendere tempo, aspettano che si calmi la burihannoun); che poi era il risultato, tutto sommato mediocre, cui la nostra amabile casinista puntava fin dall’inizio. Creata mediaticamente dall’inesorabile Travaglio, squisito demiurgo del peggio, più dava addosso ai sionisti, a Israele, agli ebrei e più la sua stessa brillava a dispetto di alcune disinvolture curriculari: “Tu te la vedrai coi miei avvocati” sibilava via X al puntiglioso e pungiglioso professor Riccardo Puglisi, autentico cacciatore di teste montate: poi si è avuta conferma che avvocato non lo era lei per prima, “ma manco pe’ gnente”, come Mimmo Carotenuto pseudoavvocato De Martis in “Febbre da cavallo”. Affondata? Ma quando mai, in Italia speculare sui titoli farlocchi, i propri, è considerato un andazzo virtuoso, da furbi e li furbi da noi vincono sempre, non per caso li chiamano “furbetti”, con indulgente affetto, e così la nostra Francy non avvocata non si è fermata più: eravamo noi presenti quando il sindaco di Bari, Vito Leccese, inaugurava proprio al Petruzzelli la moda delle cittadinanze onorarie alla pasionaria propal (facendo incazzare non poco Nicola Porro insieme all’intero teatro): tutti insieme compatibilmente, i sindaci propal e progressisti, alla stessa manifestazione dove c’era pure Hannoun, che è amico di Francy, che è mammina di Greta che lotta con Landini (adesso, ovviamente, nessuno lo conosce il giordano filantropo di se stesso, e degli stragisti, ma via, a chi non capita di non ricordare o meglio dimenticare con chi si è andati a cena, a palchi, a quaglie, sta’ a spaccà er capello: sarà un caso che, così come il compagno Hannoun querelava tutto ciò che si muove, così fanno questi amici di uno sconosciuto).

Primo posto ex aequo per Ilaria Salis non l’altra, la Silvia sindaca di Genova che non ha mai conosciuto Hannoun (e fanculo le foto), la lanciatrice del martello, no, parliamo della lanciatrice del manganello (presunta, presunta…), che è amica di Askatasuna, che è amico di Albanese, che è amica di Greta, che è amica di Hannoun, che è amico di un sacco di gente che non lo conosce che non è più sua amica, che al mercato mio padre comprò. Salis Ilaria la sottovalutavamo, invece è riuscita in svariati capolavori: farsi candidare senza alcun presupposto se non una fedina penale di tutto rispetto, 4 condanne, 29 precedenti di polizia, un debito di 90mila euro all’Aler, una storia infinita di occupazioni, un processo, congelato, per tentato omicidio in Ungheria; farsi eleggere dai riccastri ztl di Milano inneggiando ai dannati della terra; farsi salvare a Bruxelles dalle destre fasciste e schifose che sogna tutte appese; minacciare e sputacchiare le medesime destre che l’avevano appena salvata al grido “e Forza Ilaria, che siamo tantissimi”, e ogni riferimento non è affatto casuale, e bello sarebbe sapere il perché di un’operazione tanto sconcia; prodursi in una serie pressoché quotidiana di deliri via social dei quali non possiamo che incolpare i suoi social manager; perculare un po’ tutti, ricchi, poveri, ricchi&poveri, ritraendosi non più in tenuta da guerrillera flotillera da centro sociale ma finalmente avvolta in morbidi indumenti da nuova ricca con bonifico mensile da BCE, che ricordano tanto il conte Mascetti al grand hotel con la contorsionista, “Tu c’ha un cappottino nòvo!”, “Sì, un cachemirino di Zanobetti”: il rigatino la contessina lo fa a tutti noi, a partire dai coglioni che l’hanno mandata in Europa e ancora la venerano. E una così, scusate, potrà pure non piacervi ma è una Draga, nel senso dell’eurobanchiere, e il Porro d’Oro se lo merita col fiocco. A tutte e tre, hasta la Palestina siempre! E buon Hannoun a tutt* e tutt*. Tanto, quelli che hannoun problema mica sono loro. Siamo noi.

Max Del Papa, 31 dicembre 2025

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