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Il razzismo antirazzista della poetessa di Biden - Seconda parte

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Diventa interessante provare ad immaginare cosa sarebbe successo se a scrivere, dire, osare scherzare con espressioni simili, fosse stato un Trump o un Orban qualsiasi. La deprecabile violenza verbale e il giudizio del prossimo legato alle caratteristiche fisiche assomigliano tanto allo stile Saviano: lo scrittore che rivendica il diritto ai brogli e all’odio.

Un nero e democratico può fare anche bodyshaming, o come volete chiamarlo. Chi dissente finisce nel fuoco incrociato. E sotto l’egida di minacce come quella di Rashida Tlaib, “qualsiasi critica ai progressisti nient’altro sarebbe che una becera insopportabile forma di razzismo”. E allora un uomo e una donna bianchi non son degni di tradurre un nero. E un nero può dire e fare quel che gli pare.

Oggi l’Occidente è più preoccupato della vita dei panda e degli alberi che di quella di un professore decapitato dall’islam, di un bianco colpevole di essere erede della cultura cristiana, di un autore bianco e basta. Il tempo in cui nascondiamo e abbattiamo i simboli è arrivato molto prima del previsto.

Se prima per tenere il posto di lavoro o essere rispettati in società bisognava dirsi comunisti, in Italia come altrove, oggi occorre non mettersi contro gli antirazzisti e il loro terrore letterario.

Lorenza Formicola, 13 marzo 2021

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