Il referendum dei rosiconi

La tattica referendaria messa in campo dalla sinistra è più penosa che patetica. La risposta dall'affluenza

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manifestazione propal

Da noi nelle Marche si dice “rognicare”. Che è diverso da rosicare, è il fegato di chi mal vive che va in rogna e gli si vede in faccia e a vederli questi qui della sinistra disperata vien proprio da dire che “rognecano”, che hanno le faccine contorte di quelli che vivono nel risentimento non capendo il Paese che pretendono di governare, rectius di stritolare, come tre anni fa. E rognecano se alle 19 di domenica a votare erano andati in meno di uno su sei, il 15% e alle 23 appena il 22%. Mi viene in mente mia madre, buonanima ma cattivissima all’occorrenza, che per seppellire qualcuno sei piedi sotto al disprezzo lo definiva così: “Non è come gli altri”. Io, ogni volta: “Perché non è come gli altri?”. “Perché non è come gli altri! Non vedi che faccia?”. Faccia rognicosa.

Ecco, solo chi non è come gli altri, e a sinistra non sono come gli altri, può vantarsi di andare a votare e mettere pure sui social la foto del timbrino sul certificato. Perché lo fanno, l’han fatto davvero. Uno su sei, su sette. Vi paiono comportamenti normali? “Ah, io vado a votare perché è un diritto”. Sì, ma se devi fare tutto quello che puoi fare semplicemente perché ti spetta, allora non vivi più. Sì, ma se un diritto diventa un ricatto, allora che diritto è? E questi, non essendo come gli altri, eruttano come il prof. Marcellini di Bracardi, “Ah, i partigiani, gli antifascisti, i patrioti, hanno dato la vita hanno dato la vita hanno dato la vita!”. Per cosa? Per far intascare alla Pd-Cgil spa una paccata di milioni come rimborso da smistare Dio sa come? Per lasciarci il diritto di obbedire a una estorsione morale in favore della sinistra lunare? Quel bel tipo, l’avvocato di Foggia, che blatera di diritti, lui che ci ha ridotti in cattività per imporci un trattamento sanitario che lasciamo perdere.

Quegli altri, la segretaria Elly che bisbiglia all’armocromista e il Maurizio che sussurrava ai banchieri, che cianciano di lavoro e una non ha mai lavorato e se ne vanta, l’altro ancora meno visto che a 22 anni già faceva il burosauro sindacale. Quell’altra ancora, la occupatrice seriale che occupa l’urna in tenuta balneare, così chiude il cerchio, va a votare ma pure al mare. Ed è l’epitome del degrado, perché una che si becca 19mila euro mensili dalla Bce (dopo 4 condanne ed essere stata cavata dalla galera ungarica pur in pendenza di un processo) avrebbe se non altro il minimo sindacale del dovere della decenza istituzionale, e della coerenza morale visto che ostenta passione civile e referendaria. Belli pure certi irrisolti che sotto pandemia rubavano l’aria, i posti all’aperto ai cosiddetti novax e adesso anche loro vogliono allargare i diritti.

“So ben io cosa c’era da allargare, lì, ma ormai è tardi”, avrebbe detto il mio cartolaio Carlino di Lambrate. Sempre con quelle faccette rognicose da apprendisti gerarchetti.
“Bisogna votare perché è un diritto”. Appunto, se è un diritto c’è facoltà, non obbligo. Ma questi in ogni occasione tradiscono la loro sporca anima di reazzzionari, con tre “z”, mentalmente proiettati verso la coercizione, la repressione, la vendetta per chi sgarra. E questa tattica referendaria è più penosa che patetica: vada come vada, qualche milione di non come gli altri (oh, eran loro a vantarsene, noi non siamo come voi, noi siamo migliori…) riusciremo pure a racimolarlo e allora ci mettiamo a berciare che il popolo ha parlato, che il governo non lo rappresenta, deve andare a casa, must die, must die, Meloni must die. Discorsi strampalati istituzionalmente ed eticamente, ma che ti aspetti dalla brigata dei rognicosi? Vaneggiamenti tal quali a quelli per cui se una cosa è consentita allora bisogna farla, va imposta con la forza del ricatto morale (ma non solo, non solo…). Hanno dato la vita hanno dato la vita. Ovvio che quando la faccenda non conviene il senso del ricatto si inverte: non vado a votare perché è un mio diritto.

Una presa in giro, secondo lo schema classico: ha votato tot non come gli altri, allora Meloni deve cadere: i media pagati dalla Ue, cioè il 95%, cominciano a stamburare, gli intellettualini di servizio a ringhiare, gli artisti da primo maggio ad ululare, il cardinal Zuppi di Sant’Egidio, con quel faccino iperrognicoso, a mitragliare anatemi, al che scatta la magistratura, mentre il Colle “vigila”, austero, con la moral suasion: parte il primo e via alla cascata, all’effetto domino, sapete quel gioco delle tesserine che una butta giù l’altra e alla fine resta un arabesco, una figura floreale, e da ultimo e si scopre che l’arabesco ha la forma dello scioglimento delle Camere, naturalmente con l’aria severa, austera, dolente di chi compie un sacro dovere istituzionale. Dai, che lo sappiamo come funziona! È la democrazia tattica di sinistra, che non è come le altre, non è tanto normale. Ma se il popolo si dimostra plebaglia, se a soddisfare il diritto obbligatorio non ci va, se se ne fotte perché ha capito l’antifona, come fai a fare il piccolo putsch? E allora rognicano, rognicano. Poi, per carità, oggi prodigiosamente recupereranno, ci sarà un’affluenza mostruosa, si morderanno alle caviglie per refendarsi, voteranno ciascuno tre volte, truccheranno le carte, che ne so io, certo che iersera certe facce rognicose, ma come? Li paghiamo pure, e questi non vanno?

Uno su sette: Meloni finora avrà fatto pochino, ma la prospettiva di tornare in mano a questi rognicosi evidentemente è la miglior garanzia di stabilità; inoltre, a furia di consultazioni usate come clave, di referendum in funzione di sondaggi, hanno rotto i coglioni: questo è. Se oggi l’affluenza miracolisticamente si riscuote dal coma, si procede come stabilito, se l’operazione fallisce ci riproveranno in modo meno contorto. Più balordo. Scrupoli non se ne fanno, prigionieri, all’occorrenza, neppure. Non sono come gli altri, non vedi che facce?

Max Del Papa, 9 giugno 2025

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