Il sistema che scrive articoli “dal nulla”. È il futuro del giornalismo?

Abbiamo testato ChatGPT, il chatbot creato da OpenAI: luci e ombre dell’Intelligenza Artificiale

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Inutile nasconderlo: l’effetto che fa è un misto di ammirazione e paura. Lode senza fine per la capacità dell’Intelligenza Artificiale di produrre in breve tempo, e senza errori, un testo comprensibile in italiano e dai ragionamenti logici più che apprezzabili. Timore, un tantino referenziale, per le applicazioni che ChatGPT può avere in ogni campo, compreso quello giornalistico.

Si fa fatica a descriverlo, dunque a voi commensali lo mostreremo così come è: abbiamo chiesto all’Intelligenza di scrivere “un articolo sarcastico e caustico sugli anziani che usano il Pos per i pagamenti” e il tutto “facendolo nello stile di Bukowski e usando metafore, citazioni di Baudelaire, Kant e Rodari, ma senza citarli nel testo”. Il risultato potete giudicarlo voi stessi dalla foto qui sotto.

 

Alcune considerazioni. La grammatica è ottima. La sintassi pure. Il testo non avrà l’acume di Vittorio Feltri, ma funziona. Di sicuro all’interno sono disseminati meno refusi che in buona parte degli articoli prodotti e pubblicati dall’uomo normalmente. Di punti di forza ce ne sono a bizzeffe: smanettando un po’ il redattore ha in breve tempo un testo fatto e finito da infilare nel calderone delle news online; non sfora di mezza battuta le righe a disposizione; se avessero chiesto al sottoscritto di infilare Baudelaire e Kant in un articolo sul Pos avrei alzato bandiera bianca prima di iniziare. Forse il testo finale può apparire un tantino eccessivo nel sarcasmo, a dimostrazione che questi strumenti sono facilmente manipolabili (sia da chi allena l’AI, sia da chi la usa).

Però gli si può chiedere di tutto, dalle ricette alle indicazioni stradali, passando per la scrittura in codice ai ragionamenti più complessi. Non solo “articoli di servizio”, dunque, tipo come si utilizza Youtube o come si cambia una lampadina, ma anche analisi in politichese. Tutto, o quasi, quello che ad oggi fa un redattore o un giornalista: basta essere molto precisi con le indicazioni iniziali. Se non ci credete, leggetevi il pezzo in cui chiediamo al chatbot un articolo critico sui vaccini: “È importante che ognuno di noi faccia la propria scelta in modo informato, valutando attentamente i pro e i contro delle vaccinazioni, e che non ci lasciamo influenzare dalle campagne di marketing delle aziende farmaceutiche”. What else?

Se chiedi a ChatGPT “cosa sei”, risponde cordialmente di percepirsi “un assistente virtuale, un modello di linguaggio creato da OpenAi”. In termini tecnici: un chatbot, ovvero un software in grado di simulare conversazioni umane con cui tutti noi, almeno una volta, siamo entrati in contatto quando sui siti di e-commerce. ChatGPT ha qualcosa in più, delle capacità mai raggiunte da altri. È stato addestrato dall’uomo, nel senso che per imparare a scrivere ha utilizzato “una quantità enorme di testi scritti da persone, il che mi ha permesso di rispondere a domande su una vasta gamma di argomenti”. Un po’ come Google, che infatti potrebbe soppiantare, ma col vantaggio di analizzare, selezionare, elaborare ed esporre i risultati delle ricerche che fa nel mare magnum del web.

Pare lo abbiano testato nei test di ammissione di una serie di Università e non sbaglia un colpo. Chiedi e ChatGPT ti darà. Informazioni generali “su molti argomenti”, risposte ad ogni sorta di domanda, analisi, commenti. Sa scrivere canzoni e comporre musica, inventare favole e barzellette. Non è male neppure quando gli si chiede di affrontare temi medici. Se non ha idea di cosa dire, lo ammette. E se sbaglia, si corregge. Ha però alcune “piccole” pecche, almeno per l’applicazione in campo giornalistico. Primo: a volte prende “posizione” su un argomento anche se non richiesto, e lo fa sulla base dei testi con cui è stato allenato: se sono di sinistra, sarà di sinistra (vedi foto qui sotto). Secondo: non può parlare di cose “specifiche su persone o eventi attuali” perché il database “è stato congelato nel 2021”. Il che, al momento, lo esclude dalle candidature per i pochi posti da redattore ancora liberi in Italia. Sempre che il database non venga allargato.

OpenAl giura di essere una organizzazione senza scopo di lucro il cui sogno è quello di sviluppare un’intelligenza artificiale “in modo che l’umanità possa trarne beneficio”. Open Musk era tra i suoi fondatori per poi allontanarsene. Come ogni cosa prodotta dall’uomo, avrà i suoi lati oscuri tra cui il timore che possa sostituirsi all’uomo in alcuni lavori via via che le sue capacità continueranno a crescere. Se chiedi a ChatGPT quale sarà il futuro dell’informazione e dei giornali ora che esiste lui, risponde di non essere in grado di sostituirsi ai giornali o agli altri media “nella loro funzione di raccolta e diffusione delle notizie”. Oggi, forse. Domani chissà.

Tutto andrà valutato, ovviamente. Magari considerando un piccolo dettaglio: lo abbiamo creato noi. E questo un piccolo vantaggio lo dà. Ai testi, dalla prosa alla poesia, manca infatti un po’ di brio. ChatGPT avrà imparato a memoria la Divina Commedia. Ma sarebbe stato in grado di scriverla da zero?

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