L'accusa del Sultano

“Il sistema dell’Occidente è crollato”. La sfida di Erdogan

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Quando il gatto latita, i topi ballano. Tra i due litiganti, il terzo gode. Ce ne sarebbero di frasi celebri per raccontare il ruolo della Turchia in questo conflitto tra Russia e Ucraina. Il suo status (amico di Mosca ma membro potente della Nato) permette a Erdogan di avere un ruolo di primo piano e anche il privilegio di sfruttare gli eventuali spazi politici che potrebbero aprirsi in futuro.

Ieri, al congresso del suo partito Akp, il presidente turco ha scoperto alcune carte sul tavolo. Ha descritto l’Europa come un continente “nel panico” a causa della guerra in Ucraina. E ha denunciando il fatto che “il sistema creato dall’Occidente per garantire la propria sicurezza e il proprio benessere sta crollando”. Si tratta ovviamente di una posizione in parte ideologica e in parte realistica. Le Nazioni Unite stanno di nuovo dimostrando tutto il loro immobilismo: un’azione decisa dei caschi blu nel conflitto ucraino verrebbe ovviamente bloccata da Mosca in seno al Consiglio di Sicurezza. Ed è nell’interesse di Erdogan sottolinearne l’incapacità decisionale. Da anni il Sultano ripete che “il mondo è più grande di cinque“, intendendo i cinque membri permanenti dell’Onu, nella speranza di entrare nel grande club. Il mondo sarà pure più grande di cinque, ma magari il desiderio turco è quello che si fermi a sei.

Che Ankara aspiri ad un posto di maggior rilievo nel panorama mondiale in fondo lo si era capito da tempo. Non solo dall’impostazione del potere esercitato da Erdogan, ormai più simile ad una autocrazia russa che alla modernizzazione filo-occidentale. Anche nella relazione con l’Europa, il presidente ha da anni assunto una posizione muscolare. Ricordate il caos migranti durante la guerra in Siria? La Turchia, manovrando sapientemente il rubinetto dei rifugiati in fuga dai suoi confini, è riuscita a incassare miliardi di euro dall’Unione Europea a guida Merkel. “Abbiamo affrontato con successo l’immigrazione illegale dalla Siria per 11 anni”, ha rivendicato ieri il presidente. Una vittoria per lui, una beffa per Bruxelles.

Oggi Erdogan sta cercando di replicare questo schema nella partita per l’accesso nella Nato di Svezia e Finlandia. Ieri il Sultano ha ribadito il suo no: Ankara continuerà a opporsi finché “le nostre aspettative non saranno soddisfatte”. Quali? La lamentela sul sostegno dei paesi nordici al Pkk e ai curdi sembra un pretesto. Più comprensibile appare la richiesta di revocare l’embargo sulla fornitura di armi alla Turchia. Di sicuro c’è la volontà di Erdogan di conquistare tutto lo spazio geopolitico possibile. In fondo per ora solo Ankara è riuscita ad ottenere tiepidi risultati sul fronte negoziale tra Ucraina e Russia. Saranno le navi turche, con ogni probabilità, a sminare il porto di Odessa. E l’unico piano di pace veramente preso in considerazione dal mondo (Di Maio se ne farà una ragione) è quello redatto dagli uomini di Erdogan. Qualcosa vorrà pur dire.

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