
Qui al bar sentiamo quasi tutti i giorni storie di gente che arranca, alle prese con il caro affitti e con il caro case: chi manda i figli a studiare fuori e avrebbe bisogno di un altro stipendio per mantenerli, chi vorrebbe acquistare un’abitazione ma può permettersi a stento un monolocale al pian terreno, chi tra canone e bollette fatica pure per venire a fare colazione da noi. È anche per questo disagio che, a New York, le elezioni comunali sono state vinte dall’islamosocialista Zohran Mamdani. Che però ha già preso una decisione: mollerà il suo modesto appartamentino a prezzo calmierato nel Queens e si sposterà nella residenza ufficiale da sindaco, nell’Upper East Side. Villa da mille metri quadri, dove peraltro nessuna legge gli impone di stare: Michael Bloomberg non ci mise piede.
Ora, a noi, qui al bar, fa anche piacere: il compagno Mamdani si sarà convertito alla bellezza degli agi che solo chi non demonizza il profitto e il consumo può comprendere. L’importante è mantenere le promesse elettorali, mica fare il grillino senza scorta e senza casa. Nessuno si ricorderà della svolta borghese, se davvero darà un tetto dignitoso ai suoi concittadini. Ma dalla reggia di Manhattan, in mezzo ai ricconi della Grande Mela, avrà ancora il coraggio di inventarsi patrimoniali? Quando si dice essere giovani e brillanti: questo Mamdani è già più dritto di Landini.
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