C’è una risposta di Elly Schlein ad una domanda del Foglio su cui, qui al bar, continuiamo a riflettere. Non ce la aspettavamo, o forse sì. Qualche giorno fa, dopo l’approvazione della riforma della Giustizia, la leader del Pd ha detto che no: in caso di vittoria del fronte dei contrari alla separazione delle carriere, Giorgia Meloni non dovrebbe comunque dimettersi. Nessuno “schema Renzi”: “La premier la manderemo a casa noi”.
Il punto è che a noi attenti telespettatori, il tono di Schlein durante quelle affermazioni è apparso un po’ spaventato. Poco convinto. Perché in cuor suo Elly avrebbe preferito affermare l’esatto contrario, ovvero che in caso di sconfitta la premier dovrebbe fare le valigie da Palazzo Chigi e far tornare al voto l’Italia, ma non ha potuto perché sa che a rischiare di più è proprio lei. Se Meloni personalizzasse il referendum sarebbe un rischio enorme. Ma lo sarebbe anche per la precaria segretaria dem, stretta nel fuoco incrociato di riformisti, prodiani ed ex sostenitori allarmati dalle sue posizioni un tantino radicali.
È per questo che, mentre si prepara alla battaglia campale del referendum, mentre è costretta a scendere nel campo di battaglia scelto dal centrodestra, ha provato a lanciare quel messaggio. Rivolto più al suo partito che ad altri. “Non deve dimettersi Meloni”, ma nemmeno io. Servirà? Mistero. Mezzo Pd è già allarmato dalla piega che sta prendendo la sfida sulla giustizia, visti i sondaggi (ad oggi, sembrerebbe vincere il Sì alla riforma) e visto anche il tema non proprio semplice per scaldare i cuori degli elettori e spingerli al seggio. Lo scopriremo solo il giorno dopo il voto. Intanto ci facciamo un caffè, che non guasta mai.
Il Barista, 6 novembre 2025
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