Qui al bar conteremo i giorni in cui il poliziotto in borghese che, a Milano Rogoredo, ha ucciso un pusher con precedenti che gli si faceva incontro brandendo un’arma a salve, resterà indagato per omicidio volontario. Non ce la facciamo proprio a non stare dalla sua parte. Non ce la facciamo proprio a credere all’obbligatorietà dell’azione penale, che può anche risolversi rapidamente e anche con un capo d’imputazione meno pesante.
Non tutti la pensano come noi, forse. Il Tg3, per esempio, ieri ha interpellato addirittura “un cliente” dello spacciatore straniero. Questo galantuomo, uno che andava a Rogoredo a rifornirsi di dosi, non crede alla versione dell’agente; ritiene improbabile che vi fossero pistole giocattolo nella disponibilità del delinquente. Lo sostengono pure i legali del ventottenne morto e vedremo a chi crederanno i magistrati.
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Registriamo con stupore, però, che il terzo canale della tv di Stato, in un accesso di pluralismo, si è sentito in dovere di dar voce a un drogato che, stranamente, dà ragione al bravo giovane che gli vendeva il veleno anziché al poliziotto che ha sparato.
Il caffè avvelenato, stavolta, tocca berlo a me: la Rai, finanziata anche dalle mie tasse, interpella un tossico come testimone, senza che costui abbia assistito all’evento, alimentando dubbi sulla versione di un pubblico ufficiale che ha rischiato la pelle. Cos’è questa? Par condicio tra guardie e ladri?
Il Barista, 28 gennaio 2026
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