
Qui al bar prosegue il dibattito: è lecito o non è lecito astenersi al referendum? La sinistra (del bancone) predica il dogma della partecipazione con la stessa sicumera con cui, quando il quesito non le garbava, predicava quello dello stare a casa (andare al mare no, troppo craxiano, troppo godereccio, troppo volgare). A destra del frigorifero, invece, notano: se la Costituzione prevede che un referendum abrogativo, per riuscire, debba raggiungere un quorum, significa che è un’opzione legittima anche quella di adoperarsi affinché il quorum non venga raggiunto e la consultazione salti.
Da ieri, però, alla disputa si è aggiunta una nuova frangia: i cattolici col cappuccino. Galvanizzati dal secco “no” del cardinale segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, alla domanda di un cronista che gli chiedeva se, l’8 o il 9 giugno, si sarebbe recato alle urne: “Sono molti anni che non voto in Italia”. Figurarsi se il porporato deve interrompere la sequela per il referendum della Cgil. La Chiesa manda un’indicazione di (non) voto? È un ceffone alla Schlein e all’ala radicale dei dem, così lontani dalla Santa Sede sui temi etici? È lo specchio di un vento che, con l’arrivo del moderato Leone XIV al Soglio, si percepisce essere cambiato? Per quelli che credono, ora, c’è una certezza in più: chi non va a votare magari la pensa male, ma di sicuro non fa peccato…
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).