
C’è qualcosa di tremendamente ipocrita, e tragicamente comico, nell’allargare lo sguardo sul corteo di Askatasuna che ieri ha messo a ferro e fuoco Torino. E no, non sto parlando dei razzi sparati “alzo zero” contro i poliziotti, né dei mattoni che potevano ammazzare un agente o delle randellate. Parlo dei cassonetti incendiati in mezzo alla strada e utilizzati per tirare su delle rivoluzionarie barricate di fuoco e fiamme. Fa sorridere, amaramente.
Perché noi ce li ricordiamo quegli stessi ragazzi di Askatasuna e dei centri sociali loro fiancheggiatori. Ce li ricordiamo a marzo del 2022, un’era geopolitica fa, quando gli antagonisti scendevano in piazza al fianco dei gretini di Fridays For Future a denunciare l’”effetto serra, effetto guerra” e a chiedere di fermare l’inquinamento del pianeta. Come si fa ad essere così falsi e mistificatori? Come si può sbraitare allo stop all’uso dei carburanti fossili e poi arricchire l’aria di Torino con le tossine plasticose dei cassonetti che in confronto gli inceneritori sono isole ecologiche? E come fa Fridays for Future Torino, che ieri era in piazza a difendere i “momenti di socialità, lotta e mobilitazione” vissuti all’Aska, a non condannare l’inquinamento netto prodotto dai loro sodali?
Noi personalmente ce ne infischiamo. Conosciamo l’inutilità dei cortei capeggiati da Greta e guidiamo motori endotermici diesel senza remore né un minimo di vergogna. A farci incazzare non sono infatti le PM10 prodotte dalla guerriglia degli antagonisti, semmai il fatto che quei cassonetti dovremo ripagarli noi con le nostre tasse. Però non possiamo tacere di fronte a chi vuole imporci comportamenti verdi e poi fa l’opposto, a dimostrazione che intorno alle piazze dei giovani antifà non ci sono tanto lodevoli ideali quanto il desiderio di sfasciare, scendere in corteo, andare contro. Quale che sia il motivo. Se la moda impone proteste ecologiste, “Viva l’ecologismo”. Se tira l’antifascismo, “Meloni a morte”. Se s’impone la narrativa Pro Pal, allora “Gaza resiste”. Senza dimenticare le istanze “transfemministe” e il “Gay Pride”. Sempre senza curarsi che le lotte siano almeno un minimo coerenti tra loro. Ieri ecologisti, oggi inceneritori.
Giuseppe De Lorenzo, 21 dicembre 2025
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