Cronaca

Imbarazzo Generale

Garofano in tv a difendere l'indifendibile su Garlasco

Dopo una settimana lontano dai riflettori dei programmi tv, mossa che avrebbe potuto illudere qualcuno di aver trovato la Mina del Reparto Investigazioni Scientifiche dell’Arma, Luciano Garofano ha fatto prevalere il suo ego e si è palesato nuovamente. Questa volta il Generale al centro delle polemiche (e non solo…) per la gestione delle indagini sul caso Garlasco, è apparso sull’ammiraglia Rai ospite di un Bruno Vespa; prima a “Cinque Minuti”, dunque senza contraddittorio, e poi a “Porta a Porta”.

La figura del Generale è stata eufemisticamente barbina. Garofano continua ad arrampicarsi sugli specchi, ponendo troppa fiducia verso la sua supposta istituzionalità che lui stesso ha però smarrito, smentendo più volte se stesso e gettando sul suo operato delle ombre che diventano voragini di oscurità consultando le carte delle indagini e delle analisi del 2007.

A “Cinque minuti” esordisce dicendo che nelle ultime settimane sta sostanzialmente avvenendo un plotone di esecuzione contro il RIS e dunque contro le Forze dell’Ordine. No, caro Generale: la responsabilità è personale. Se qualcuno all’interno dell’Arma ha sbagliato dovrà risponderne. Questa semplice demarcazione l’ha ribadita persino il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Salvatore Luongo, lunedì scorso al TG1: l’Arma collabora con gli inquirenti e se i fatti dimostreranno che ci sono stati degli errori, peggio se dolosi, bisognerà che chi ha effettuato quei rilievi ne risponda. È troppo facile, caro Generale, schermarsi dietro le Forze dell’Ordine e condurre una sontuosa operazione di vittimismo.

Dopodiché, conscio di non poter essere smentito da alcuno, ha sostenuto una tesi alquanto stramba: secondo lui, i consulenti del PM non sono tenuti a comunicare tutti i risultati delle analisi, ma solo un riassunto in base ai dati che essi reputano più adeguati. Il riferimento è chiaramente ai risultati relativi al presunto DNA di Chiara Poggi trovato sui pedali della bici di Stasi: il 19 settembre 2007 viene trovato del materiale genetico e comunicato in pompa magna, il 20 settembre 2007 vengono fatti altri due test che risultano negativi ma questi non verranno diffusi ai consulenti della difesa di Alberto Stasi e nemmeno trasmessi al PM. Garofano in sostanza dice che quei due risultati non fossero utili. Ma è una scemenza talmente grande da suggerire che forse nemmeno lui la pensa davvero: come si possono reputare inutili due dati che avrebbero potuto scagionare Stasi? I consulenti del PM sono tenuti a comunicare anche i risultati a favore dell’indagato, non solo quelli che dimostrerebbero la sua colpevolezza. E questo il Generale lo sa bene!

C’è poi un altro elemento gravissimo su cui Garofano glissa, lavandosene le mani: il sangue di Chiara sul pedale della bici di Stasi. Viene effettuato dal consulente Alberto Marino un OBTI test, per accertare la traccia ematica, che risulta però negativo. Di conseguenza il RIS è sin da subito a conoscenza che sul pedale non vi fosse sangue. Questo dato però non viene comunicato al PM Rosa Muscio, che prima nell’interrogatorio metterà sotto torchio Stasi dicendogli “abbiamo trovato il sangue di Chiara sui pedali della tua bici” e poi lo farà arrestare proprio alla luce di questo elemento. Davanti a questa gravissima incongruenza Garofano però alza le mani e dice che la responsabilità è di Marino, che era suo sottoposto. Davanti ai meriti il Generalissimo si gonfia il petto, nelle lacune invece la colpa è dei suoi sottoposti. Lo stesso Garofano, va precisato, per anni ha ribadito in televisione di aver trovato tracce ematiche sul pedale della bici di Stasi, nonostante ieri abbia sostenuto il contrario.

Ieri sera poi non è stata fatta menzione delle comunicazioni che Garofano inviava ai suoi sottoposti. Surreale è la mail nella quale chiede (testuali parole) come fosse “auspicabile spingere un po’ sulla misura” dell’impronta della scarpa trovata sulla scena del delitto, tentando di farla inevitabilmente coincidere con la taglia delle scarpe di Alberto Stasi. Il significato di questi rapporti epistolari al Generale non è stato chiesto. Ma si può sperare che nel prossimo futuro queste domande gli verranno poste.

Insomma, le indagini sul RIS stanno consegnando un quadro alquanto inquietante e certamente il tentativo di simulare e dissimulare in tv del Generale Garofano non aiutano e spinge a fare un’ulteriore considerazione: perché?

Alessandro Bonelli, 15 ottobre 2026

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