A quasi un anno dalla violenza denunciata da una donna di 53 anni a Gallarate, arriva una svolta nel procedimento giudiziario: il 35enne gambiano accusato di stupro è stato ammesso alla giustizia riparativa. Il gup Stefano Colombo ha accolto la richiesta della difesa, nonostante il parere contrario della parte civile. Ora i tempi si allungano: se ne riparlerà il 27 aprile 2027.
La violenza sessuale
I fatti risalgono al 21 novembre 2025. La 53enne stava andando al lavoro quando sarebbe stata aggredita in via Pegoraro, colpita e trascinata dietro alcune siepi, in una zona appartata dove, secondo gli investigatori, si sarebbe consumata la violenza sessuale. I carabinieri erano arrivati rapidamente al presunto responsabile grazie alle telecamere di sorveglianza e alla testimonianza di una persona. Raggiunto nella sua abitazione, il gambiano era stato trovato nascosto in un letto a cassettone, ancora con gli abiti che sarebbero comparsi nelle immagini registrate nella zona.
La giustizia riparativa
La giustizia riparativa consiste in un percorso in cui l’autore di un reato viene accompagnato a confrontarsi con le conseguenze di ciò che è accusato di aver fatto e, quando possibile, a cercare una forma concreta di riparazione nei confronti della vittima.
Nel caso di Gallarate, però, c’è una distinzione importante: non significa automaticamente che l’imputato incontrerà la donna o che dovrà chiederle scusa faccia a faccia. In concreto, il 35enne potrebbe essere chiamato a:
- Confrontarsi con le conseguenze del fatto contestato, attraverso colloqui con un mediatore esperto
- Partecipare a un dialogo con la vittima, se entrambe le parti acconsentono e il percorso viene ritenuto praticabile. L’incontro può anche essere indiretto
- Impegnarsi in una forma di riparazione, che può consistere in scuse, impegni concreti oppure un risarcimento economico
Il risarcimento
C’è anche la questione del risarcimento. Secondo quanto riferito dall’avvocato Camillo Ferioli, il 35enne non avrebbe disponibilità economiche in Italia. La difesa starebbe quindi cercando una soluzione attraverso i familiari dell’imputato, residenti in Gambia, che avrebbero manifestato la disponibilità a raccogliere una somma da destinare alla donna.
E così, mentre la vittima aspetta giustizia, il processo si allontana ancora. La giustizia riparativa sarà anche uno strumento previsto dalla legge, ma quando entra in una vicenda di stupro lascia inevitabilmente una domanda: chi ripara davvero ciò che è stato spezzato?
Cristina de Palma, 11 ottobre 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
