Spara, Juri, spara e salvate il compagno Juri. Non preoccuparti, compagno Juri, ti difendiamo noi, dalle tue goliardie romagnole e soprattutto dalle tue compagne che dan fuori di matto. Per cosa? Per i maranza stupratori? Per gli islamisti che sottomettono le donne, usano le piscine come lavanderie dei burqa e non vogliono le “maiale” cristiane in costume? Per le stragi jihadiste ai gaypride? Ma vai, troppo facile, troppo regolare, troppo decente, non abbastanza comunista, non abbastanza idiota: le compagne emiliano-romagnole insorgono, figuratevi, per una «festa della birra Nottambula» in quel di Granarolo faentino, attaccata dalle associazioni femministe e dalle donne del Partito Democratico (così si definiscono) con la seguente, infallibile motivazione: «Immagini e comunicazione usano ancora immagini e una comunicazione che denigra il corpo delle donne». Mi raccomando a muso duro, con il necessario sussiego da Politburo dei compagni che non deflettono di un milionesimo di millimetro dal ridicolo.
Una roba di quelle estive, dove ci si sbraca il giusto, che va avanti già da un quarto di secolo senza grossi turbamenti, solo che quest’anno qualcuna ha deciso che c’era di mezzo il machismo e, probabilmente confortata da qualche imam dalla lunga barba di paglia, ha tuonato: «Questa manifestazione è sessista!». E il tam tam della scemenza è partito per le sue foreste pluviali, per i suoi raduni tribali, per le sue logiche abissali, per le sue associazioni terminali: SoS Donna poi Sorelle Festival, Incontri di genere Faenza, Faenza Multietnica, Casa delle Donne di Ravenna, Demetra Donne in Aiuto ODV – Lugo, Linea Rosa ODV – Ravenna, Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna. Già i nomi sono demenziali, ossia comunisti. Il tutto ovviamente sotto l’egida del PD locale e nazionale, quello della Lella, sardina quasi bella. Ma cosa c’è che non va giù a queste femen al culatello, Diobò, inclusive di tutto ciò che è stupido, Eh, soccmel, c’è “la lotta nel fango e il nome del concorso di bellezza e più in generale la comunicazione andata in scena sui social”.
Ed ecco dunque il marmoreo comunicato di Sos Donna, puro brutalismo sovietico, sentite che roba: «Non contestiamo un singolo gioco o una singola serata – è scritto – contestiamo un immaginario complessivo. Miss Addrizza, le lottatrici nel fango e la comunicazione della manifestazione rimandano allo stesso modello culturale: il corpo delle donne come oggetto di spettacolo e intrattenimento, costruito per lo sguardo maschile. Non è una sessualità libera e plurale, ma la riproposizione di stereotipi di genere e di un immaginario patriarcale che contribuisce alla cultura della violenza maschile. Ci chiediamo quale messaggio trasmetta tutto questo a bambine, bambini e adolescenti che partecipano alla festa come spettatrici, spettatori e volontari».
Mò che bel rosario di moralismo comunista. Invece le compagne Elodie che si slinguano per la Palestina? I musulmani che segano le bianche cristiane romagnole? Eh, quelli sì che sono educativi. Ma la faccenda diventa davvero irresistibile quando si scopre che l’organizzatore è, nientemeno, un consigliere comunale del Pd. Insomma uno che è sano e non lo sa. Che gli piace ancora “la gnocca, la cugina del tortellino”, per dirla con Jerry Calà. Per questo dobbiamo difenderlo noi al compagno Juri Montecchian, il quale naturalmente respinge le accuse con la scontata obiezione: Diobò, mo quale “sesismo”, è solo sana goliardia! Pare un racconto di Giovannino Guareschi. Di quelli dove le donne ottengono il diritto di essere trattate come uomini, intanto che si aspetta il diritto di venire considerate come donne.
No ma mica sono normali. Sono comunisti, quindi alienati, più fanno i rigidi e più diventano ridicoli senza capirlo scatenando l’ennesima faida di panna montata (ops!), da una parte quelle che non vedono il maschilismo patriarcale d’invasione, anzi gli stendono tappeti rossi, ma denunciano con cipiglio rivoluzionario la deriva sessista del compagno Juri, dall’altra quelli che si sono un po’ rotti i maroni e sbottano: «I contenuti delle due serate si inseriscono nel contesto della festa della birra conosciuta da oltre 25 anni con il nome di Nottambula, è una festa vissuta da sempre all’insegna della pura goliardia romagnola, dell’autoironia e del divertimento spensierato, è rinomata per questo». E anche questa giustificazione, a ben vedere, ha del comico involontario: c’è bisogno di star lì a spiegare, a starnazzare? Ma “le sindache” scendono in campo loro, e, quando arrivano le sindache, la storia da ridicola diventa proprio penosa (ops!): pronta la Elena Zannoni, major del vicino comune di Lugo e presidente della Conferenza delle Democratiche di Ravenna afferente al Partito Democratico, sorbole: «Non vogliamo entrare a gamba tesa e comprendiamo che una festa come questa abbia i suoi momenti di leggerezza ma riteniamo che soprattutto con la comunicazione, con le immagini fatte circolare sui social e certi “nomi” si sia passato un po’ il segno». A gamba tesa, dice. Diobò che metafora spericolata. Per la compagna prima cittadina Zannoni non c’è niente da discutere: «Che l’organizzatore sia un iscritto al Pd e consigliere comunale non aggiunge nulla alla questione. Queste feste e l’idea che si ha di certe feste è indipendente dal proprio credo politico, nell’organizzazione di questi ritrovi ci sono persone di tutti gli schieramenti».
Mò brava, compagna sindaca! Al di là della cretinaggine comunista, rimane la solita mesta considerazione: che, fra una gamba tesa, speriamo non la terza, e un immaginario complessivo da processare, il partito comunista cambia simbolo e bandiera ma resta sempre quella faccenda per cui tu puoi pensarla come ti pare, basta che la pensi come dico io. Se no ti invito cordialmente a “modificare sensibilmente il format”, cioè ti censuro, ti abolisco, ti elimino. Ti cancello anche com uomo, anzi soprattutto come uomo. E poi? Poi tutti che fischiano Bandiera Rossa. Niente, non possono cambiare, sono comunisti. Almeno una volta i compagni romagnoli avevano quel minimo senso del divertimento e del ridicolo, grasso, sbracato, ma tanto umano, che li riscattava a momenti dai loro spasimi trinariciuti. Adesso niente, non si può neanche più fare una vaccata come la lotta nel fango di due sciamannate. In un tempo in cui le dodicenni sembrano già pornostar e a volte lo sono, dritte su onlyfans. Ma che volete? È l’idea, l’ideologia. Miss Adrizza non si strizza, daimò, fa’ brisa acsè, compagno Juri, che le femen ti ci mettono tè nel fango. E dopo non si adrizza più.
Max Del Papa, 30 luglio 2026
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