Cultura, tv e spettacoli

“In effetti i nostri film…”. L’attore dice la verità sul cinema, in studio lo ‘bullizzano’

La polemica tra Elio Germano e il ministro Alessandro Giuli. Da Gramellini qualcuno ha il coraggio di ammettere: "La crisi del settore dobbiamo addossarcela"

cinema italiano
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Avete presente la polemica tra Elio Germano e Alessandro Giuli sul Cinema? In questi giorni nei salotti che contano non si parla di altro: ovviamente molti glissano sul fatto che l’attore abbia accusato il ministro della Cultura di muoversi come un “clan” e che lo abbia fatto al Quirinale e non al bar sport, mentre tutti criticano Giuli colpevole solo di aver risposto – peraltro con più garbo – alle inusitate provocazioni. Il ritornello è: il ministro rappresenta il potere e non può rispondere ad un attore, come se il fatto di essere titolare di un Dicastero ti costringa a tacere anche di fronte alle più sciocche affermazioni.

La verità, l’abbiamo già detto, è che una nutrita parrocchietta di registi, attori e produttori sta scoprendo che senza la mangiatoia dei finanziamenti pubblici al cinema, per film che nessuno si fila, si fa fatica a tirare avanti. “C’è una minoranza rumorosa che si impadronisce perfino dei più alti luoghi delle istituzioni culturali, come il Quirinale, per cianciare in solitudine, come Elio Germano qualche giorno fa, con certe battutine che sono una spia interessante del loro approccio”, ha detto il ministro della Cultura. “È esistita una cultura di sinistra oggettivamente potente, coerente ed organica, quella gramsciana, bisogna dargliene atto, ma c’è stata anche progressivamente una erosione dal momento in cui si è generato il divorzio tra consenso e potere. Avevano gli intellettuali e se li sono persi, si sono affidati agli influencer e poi hanno scoperto che anche loro erano quattrinari, alla fine gli sono rimasti solo i comici ormai”. Il riferimento era anche a Geppi Cucciari.

Bene. L’altra sera si è discusso dell’argomento a In Altre Parole di Massimo Gramellini. Ed è successo qualcosa che solo noi zuppisti abbiamo notato. Il conduttore ha fatto trapelare indignazione perché “i giornali di destra” in risposta alle accuse di Elio Germano hanno pubblicato l’elenco dei finanziamenti ricevuti da numerosi film italiani che nessuno, in pratica, è mai andato a vedere. Gli incassi, per sintetizzare, sono spesso decisamente inferiori al costo per il contribuente: un fallimento su tutta la linea. “È un ragionamento che ha un senso?”, si chiede Gramellini. Risposta di Valerio Aprea: “Effettivamente molti film che facciamo.. in effetti non è una sciocchezza… Non significa che si debba fare quello che dicono loro. Però usano una argomentazione condivisibile: la crisi del cinema italiano bisogna addossarcela. Dobbiamo fare un prodotto valido sempre in maniera straordinaria, affinché non si possa strumentalizzare un’affermazione del genere. Ha un fondamento, faccio un’autocritica al settore: non siamo intoccabili in quanto artisti…”. Apriti cielo. Il povero Valerio Aprea viene praticamente bullizzato. Makkox: “Adesso mi alzo e me ne vado. Quando finanzi la cultura non stai comprando un bitcoin, non è un investimento finanziario: è a perdere”. Aggiunge Lella Costa: “Non si deve sempre stare nel mercato, c’è altro nella vita”. Poi la sparata di Agnese Pini: “Se sfili informazione e cultura dall’ecosistema della democrazia poi anche questa crolla e quindi ce ne dobbiamo fare carico”. Tradotto per iperbole: i film italiani non se li fila nessuno, ma senza indimenticabili opere che forse chissà un giorno diventeranno un classico, ma che oggi nessuno guarda manco per sbaglio, rischiamo di finire di nuovo col fascismo. E io pago.

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