Milano, Paraggi, Parigi, St. Moritz. Presto anche Londra e Porto Cervo. Ovunque, Langosteria è sinonimo di buon cibo ed esclusività a tavola. Il deus ex machina di questo brand d’eccellenza è Enrico Buonocore. L’imprenditore, Founder & Ceo Langosteria, ha spiegato a Nicolaporro.it gli ingredienti che hanno determinato il successo di questo fine dining dal cuore tricolore e dallo sguardo internazionale.
“Crediamo molto nell’italianità, perché ci sentiamo detentori di questa passione tutta nostrana per l’accoglienza. Il nostro progetto più importante è legato infatti alle persone, che devono essere molto competenti, capaci di quell’attenzione al dettaglio che fa di noi un fine dining di lusso ma disinvolto”, ha affermato Buonocore.
Da poche settimane, a Milano questa formula ha trovato anche una inedita e originalissima declinazione: quella del ristorante Pepe, il nuovo arrivato di casa Langosteria. “È un progetto che avevo nel cassetto da tempo, che unisce il concetto spagnolo di “barra” (ovvero il bancone come cuore del ristorante) alla cucina italiana. È un ambiente fantastico, con un’atmosfera di grande coinvolgimento. Gli ingredienti sono gli stessi, qui cerchiamo di costruire una italianità a tavola con la voglia di portarla anche in giro per il mondo”.
Prende così forma un modello di ristorazione alternativo a quello delle stelle Michelin. “Il nostro è un progetto diverso. Noi cerchiamo di costruire un brand nel quale gli chef lavorano tutti insieme in maniera coinvolta e condivisa, senza portare avanti il progetto di un individuo. Io stesso sono fuori dal ‘palco’ per lasciare spazio alle nostre persone, per creare esperienze di lusso replicabili. C’è l’attitudine a un lavoro sistemico diverso da quello di un singolo chef che segue il proprio sogno”.
Clienti e risultati finanziari lo confermano: il menù di Buonocore funziona.
Marco Leardi, 6 marzo 2026
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