Il Tribunale del Riesame di Milano ha revocato gli arresti domiciliari per Giancarlo Tancredi (ex assessore comunale all’Urbanistica), Giuseppe Marinoni (già presidente della Commissione paesaggio) e Federico Pella, manager e socio della società di ingegneria J+S Spa. Tutti e tre erano stati arrestati il 31 luglio nell’ambito della maxi inchiesta sull’urbanistica milanese. La revoca degli arresti è stata accompagnata dall’applicazione per ciascuno di una misura interdittiva di un anno.
I tre arrestati erano stati posti ai domiciliari con accuse di corruzione e falso. Tancredi e Marinoni dovevano essere ascoltati il 12 agosto, ma le udienze sono state rinviate a seguito del deposito di nuove chat da parte della Procura, raccolte durante recenti perquisizioni. I giudici del Riesame si sono pronunciati alcuni giorni dopo aver annullato l’arresto del costruttore Andrea Bezziccheri e dell’architetto Alessandro Scandurra, liberati il 12 agosto. Per le motivazioni della decisione, i giudici si sono presi 45 giorni. Stando a quanto scrive il Corriere, tuttavia, il Tribunale avrebbe ravvisato i “i gravi indizi di corruzione” degli indagati non ritenendo tuttavia che fosse necessario tenerli agli arresti.
Il caso Tancredi
Per Tancredi i giudici hanno confermato l’ordinanza in riferimento ad un solo capo di accusa (e non i due ipotizzati dai pm), riqualificando l’ipotesi di reato nella più “leggera” corruzione “per l’esercizio della funzione”. Invece di tenerli agli arresti, inoltre, le toghe hanno decido che possa bastare la misura della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio e il “divieto temporaneo di contrattare con la Pubblica amministrazione) per un anno. A cadere è invece l’accusa di aver concorso nel reato di falso per aver fatto confermare Marinoni nella Commissione Paesaggio, decisione che farà felice il sindaco Beppe Sala.
Il caso Marinoni
Le chat e il gruppo “Pirellino” al centro dell’indagine
La Procura intanto ha depositato circa 4mila pagine di messaggi estratti dai telefoni sequestrati agli indagati. Alcune chat appartengono a un gruppo denominato “Pirellino”, dove interagivano Manfredi Catella (gruppo Coima), Tancredi e Christian Malangone, direttore generale del Comune di Milano. In una conversazione del 12 marzo 2024, Tancredi scrive ironicamente a Catella: “Ma mi confermi come assessore?” e Catella risponde: “Voi siete i best ever. Io se volete vi faccio da segretario”. Malangone aggiunge: “Me lo tatuo sulla schiena”. I pm hanno inserito negli atti anche altre chat in cui si parla di progetti importanti come Porta Romana, Valtellina Farini e Pirelli 39.
Durante le indagini è emerso anche il presunto coinvolgimento di Christian Malangone, direttore generale del Comune di Milano, al quale è contestata dai pm l’induzione indebita relativa al progetto Pirellino. Tutto ovviamente da dimostrare.
La posizione della difesa
I legali degli arrestati hanno chiesto la revoca delle misure restrittive, sostenendo che “non c’è nessun patto corruttivo, né sistemico, né addebitabile” agli indagati. Marco Missora, avvocato di Federico Pella, ha dichiarato: “Non ci sono condotte illecite dal punto di vista penale dell’architetto”. Gli avvocati hanno presentato documenti per sostenere la propria linea difensiva. Giancarlo Tancredi si è presentato in tribunale insieme al suo legale, Giovanni Brambilla Pisoni. Nessuno dei due ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti.
La posizione della Procura
Tiziana Siciliano, procuratrice aggiunta di Milano, ha dichiarato: “Noi andremo avanti in questa indagine, comunque, non perché siamo ossessionati da una sorta di furore nei confronti del fenomeno urbanistico, ma perché la legge ce lo impone”. L’inchiesta riguarda decine di indagati e la Procura proseguirà nelle sue attività investigative. “È una indagine enorme con una sedimentazione di mesi, che ha avuto tante conferme, dal Consiglio di Stato al Tar che ha anche cambiato la sua posizione. Per cui abbiamo basi estremamente solida”, ha spiegato Siciliano. Il Tribunale del Riesame ovviamente si è pronunciato solo sulle esigenze cautelari legate agli arrestati, e non sul merito finale delle accuse. E anche se ha riconosciuto l’esistenza di “gravi indizi” di colpevolezza, è comunque un brutto colpo per la procura che aveva chiesto, e in un primo momento ottenuto dal Gip, gli arresti degli indagati. Cinque su sei sono stati infatti liberati dal Riesame. Ora tocca all’ultimo rimasto, Manfredi Catella, che ha l’udienza fissata per il 20 agosto. Siamo sicuri fosse proprio necessario, a questo punto, far risuonare le manette?
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


