Inciucio o elezioni, il guaio è che mancano i liberali

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In fondo mi ha fatto piacere e mi sono sentito ringiovanito grazie a queste giornate di crisi di Governo, con Mastella protagonista, Casini e Bettini tessitori, Ciampolillo al Var, voltagabbana in agguato e proporzionale in arrivo. Ho ritrovato riti e modi della vecchia prima Repubblica che un poco mi mancavano. Poi mi sono svegliato dall’illusione ed ho visto Conte, il caporale di giornata diventato ufficiale di picchetto a guardia dell’ingresso nel Governo, con a fianco il suo mentore Bonafede il dj fattosi Ministro, ed ho compreso che, malgrado i loro giochi di prestigio, le elezioni arriveranno a breve e anche se ancora non sappiamo esattamente con quale legge elettorale saremo chiamati alle urne, il lavoro delle coalizioni, dei collegi e delle liste sarà fatto, i simboli saranno depositati i comizi convocati ed avremo un nuovo e del tutto imprevedibile giro di giostra democratica, sperando in un rigurgito di saggezza del corpo elettorale.

Saranno presenti gli abolitori della povertà, i sovranisti non più trumpiani ma ancora putiniani, i nazionalisti nostalgici, i malinconici eredi degli allegri vecchi puttanieri, gli ex della salamella e la vasta schiera dei rivoluzionari con il sedere a forma di poltrona. Tutti sono già pronti con il loro consolidato armamentario di idee, opinioni, bugie e antiche fesserie. Purtroppo chi ancora ci mancherà saranno gli interpreti di un nuovo liberalismo, uomini capaci di interpretare una nuova sensibilità attenta non solo all’economia ma alla qualità della vita ed alla tutela dei diritti individuali. Per questo ho deciso di scrivere e ho scritto molto…

Sono partito da una deriva che appare inarrestabile, in 80 anni siamo passati dalle immortali “prediche inutili” del presidente Einaudi, alle corna del presidente Leone, ai nani e le ballerine di Formica, al milione di posti di lavoro di Berlusconi, alla vocazione maggioritaria di Veltroni, al vaffanculo di Grillo, all’insulsa vacuità di Conte… insomma il disagio è visibile, dai principi siamo passati agli slogan, per approdare agli insulti e terminare nel nulla.

Eppure mentre tutto questo accadeva molto abbiamo scritto e letto, abbiamo ascoltato musica splendida, visto film geniali, migliorato la qualità della vita e allungata, miliardi di uomini e donne sono usciti da una povertà umiliante, conflitti si sono sopiti ed altri sono scoppiati ma nel complesso il nostro mondo è migliore di quello di 40 anni fa, e di sicuro è peggiore di quello che sarà tra 40 anni, nonostante i profeti di sventura che sempre abbondano.

Quello che voglio indicare è che malgrado tutti i danni che gli uomini e la politica hanno saputo fare ed ancora faranno, la naturale tensione dell’umanità verso il miglioramento è all’opera da secoli, ed ancora nei secoli a venire svilupperà la sua straordinaria evoluzione. Molti con grande impegno proveranno ad impedire questo sviluppo, ponendo con forza ostacoli e difficoltà sotto le forme più diverse: conflitti religiosi ed etnici, rifiuto della modernità ed inclinazione nostalgica a conservare il peggio del passato, paura del futuro, egoismo e nichilismo, populismo e nazionalismo. Insomma, e la faccio volutamente facile, malgrado tutti questi tentativi di fermare il progresso, l’unico stimolo, efficace ed imperituro, allo sviluppo dell’umanità è stata e sarà la libertà. E di questo vorrei parlarvi.

Sarò rapido e forse superficiale, il mio non vuole e non può essere un trattato, non ne ho la capacità, voglio solo dare un contributo per riflettere su cosa potrebbe essere l’Italia di domani se qualcuno avesse la forza ed il coraggio di portare in politica certe istanze. Farò affermazioni discutibili e vi prego di considerare il contesto e non lo specifico, semplificherò il messaggio e lo volgarizzerò, ma vi proporrò una piattaforma sulla quale costruire una politica che ponga la felicità al centro della sua azione (Booooomm).

Mi sono ripromesso di non citare nessuno e di non dare per scontato alcun concetto che esprimerò, non mi rivolgo ad una setta di iniziati voglio tentare di essere compreso con semplicità. Naturalmente la semplificazione che mi riprometto provocherà sottili e dotti distinguo, giustificati e ragionevoli se parlassi di filosofia, ma voglio restare nel mondo della politica, proponendo una piattaforma capace di liberare la felicità. Perchè solo una piattaforma liberale sarà in grado di promuovere quel benessere, che non è solo un dato economico ma ancora più un elemento di qualità dell’esistenza, capace di realizzare le possibilità di quel diritto alla felicità che la Dichiarazione d’indipendenza Americana del 1776 pone come uno dei suoi baluardi.

Vi proporrò di mettere la ricerca della felicità come prima parola d’ordine del nuovo liberalismo, non voglio imporre la felicità come altri hanno abolito la povertà, ma ridefinirla, trovare i suoi confini ed aggiornarla. Non sto parlando della felicità come un moto dell’animo o come il raggiungimento di uno stato di beatitudine, ma ne sto parlando in termini politici, quando la felicità diventa ricerca di una migliore qualità della vita, che si realizza in alcuni ambiti che divengono basilari: lavoro, famiglia, sicurezza, ambiente, cultura.

Per questo chiedo a Nicola Porro nei prossimi giorni, lo spazio di altri tre articoli oltre a questo, per una riflessione su: libertà e sicurezza; libertà e felicità; libertà e politica. La mia arroganza sarà punita da commenti spietati che non vorrei coinvolgessero l’incolpevole Nicola, ma in questo difficile momento, la speranza di fornire a persone molto più abili di me, una piccola cassetta degli attrezzi per affrontare la profonda crisi che si è aperta con strumenti che vedano nella realizzazione delle aspirazioni dei singoli individui il loro fine, mi fa correre questo rischio volentieri.

Buona lettura a tutti.

Antonio De Filippi, 23 gennaio 2021

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