
E poi dicono che la sinistra non ha più bussola. Basta ascoltare Maurizio Landini parlare di Venezuela per capire che il problema non è la mancanza di informazioni, ma l’abbondanza di ideologia. Il segretario della Cgil, a margine di una manifestazione per il “ripristino del diritto internazionale”, ci regala una perla che andrebbe incorniciata. Dice Landini: “Io credo che l’opposizione venezuelana dovrebbe essere preoccupata se nel suo paese ora può arrivare uno che può bombardare e decidere di arrestare un presidente eletto dal popolo. In democrazia non dovrebbe avvenire”.
Ora, fermiamoci un attimo. L’opposizione venezuelana dovrebbe preoccuparsi. Non perché vive sotto una dittatura che reprime, arresta, censura e falsifica le elezioni. No. Dovrebbe preoccuparsi perché potrebbe arrivare qualcuno che bombarda e arresta un presidente “eletto dal popolo”. Il mondo alla rovescia. Il carnefice diventa vittima, la vittima potenziale pericolo per la democrazia. Maduro, l’uomo che governa con l’esercito e la polizia politica, improvvisamente promosso a baluardo democratico.
Ma Landini non si ferma qui. Alza lo sguardo, allarga il quadro, e ci spiega qual è il vero nemico: “Noi siamo qui per difendere un’idea di mondo che non è quella che stanno costruendo Trump, Putin o Netanyahu. Non c’è la democrazia, c’è la guerra, c’è l’uso delle armi. Dobbiamo rimettere al centro il diritto di autodeterminazione di ognuno, al momento non c’è perché ci sono guerre, violenze e uso delle armi”.
Trump, Putin e Netanyahu nello stesso calderone. Maduro no. Lui scompare, evapora, diventa una nota a piè di pagina. Strano concetto di autodeterminazione: vale sempre, tranne quando un popolo prova a liberarsi da un autocrate che piace alla sinistra radicale. Quando qualcuno gli fa notare l’ovvio – cioè che il principale ostacolo all’autodeterminazione del popolo venezuelano si chiama Nicolás Maduro – Landini risponde così: “Vorrei che fosse chiaro: noi non siamo qui solo per Maduro, ma siamo qui perché non ci sia il Trump di turno che possa decidere cosa può succedere in un paese piuttosto che in un altro”.
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Traduzione simultanea: non importa se Maduro imprigiona gli oppositori, trucca le elezioni e affama il suo popolo. Il problema vero è che non arrivi “il Trump di turno”. È l’antiamericanismo come riflesso pavloviano, è la geopolitica vista con gli occhiali del corteo. Landini riesce in un capolavoro: parlare di diritto internazionale senza mai nominare la parola “dittatura”, invocare la democrazia senza difendere chi la chiede davvero, denunciare l’uso delle armi dimenticando chi le usa quotidianamente contro i cittadini.
Non è ingenuità. È qualcosa di peggio: è l’ideologia che acceca. Quella per cui se un regime è “anti-occidentale” allora, in qualche modo, va compreso. Giustificato. Assolto. E così, mentre il Venezuela sprofonda, Landini guarda altrove. Sempre pronti a indignarsi contro l’Occidente, sempre distratti quando l’oppressione arriva da sinistra. Coerenza? No. Vecchia, stanca, prevedibile ipocrisia.
Franco Lodige, 6 gennaio 2026
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