Esteri

Iniziati i negoziati di pace: Usa e Iran per la prima volta faccia a faccia

Un incontro simile non si svolgeva dal 1979. JD Vance a Islamabad per trovare un accordo con Teheran e riaprire lo stretto di Hormuz

vance a islamabad
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A Islamabad, in Pakistan, sono iniziati i negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran, i più importanti dal 1979, anno della Rivoluzione islamica in Iran. Si tratta dei primi colloqui ufficiali faccia a faccia dal 2015. A guidare la delegazione statunitense c’è il vicepresidente JD Vance, accompagnato dall’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff e da Jared Kushner, genero dell’ex presidente Donald Trump. La delegazione iraniana è invece presieduta dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, affiancato dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi.

I nodi dello Stretto di Hormuz

I negoziati si concentrano principalmente su questioni legate alla pace nella regione del Medio Oriente. Tra i nodi principali c’è lo Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per le rotte commerciali mondiali, attualmente bloccato a causa della guerra. L’Iran ha infatti disseminato di mine l’area e, secondo le fonti, non sarebbe in grado di rimuoverle. Nel frattempo, gran parte del traffico marittimo è paralizzato, con l’Iran che impone ingenti pedaggi superiori al milione di dollari per imbarcazione.

Secondo Axios, alcune navi della marina militare americana avrebbero attraversato lo stretto di Hormuz per la prima volta dallo scoppio del conflitto. Notizia però smentita da Teheran.

“Stiamo iniziando il processo di bonifica dello Stretto di Hormuz come favore a Paesi di tutto il mondo, tra cui Cina, Giappone, Corea del Sud, Francia, Germania e molti altri. Incredibilmente, non hanno il coraggio o la volontà di fare questo lavoro da soli”, ha scritto Trump su Truth. “È molto interessante notare, tuttavia, che le petroliere vuote provenienti da molte nazioni si stanno tutte dirigendo verso gli Stati Uniti d’America per CARICARSI di petrolio. Questa vitale via di transito petrolifero trasporta circa il 20% della fornitura totale di petrolio mondiale. La riapertura dello stretto era una disposizione chiave dell’accordo di cessate il fuoco, sebbene poche navi lo abbiano attraversato da quando è entrato in vigore alcuni giorni fa”.

Il Pakistan, che ospita i colloqui, svolge un ruolo chiave come mediatore. Prima dell’inizio delle trattative, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha incontrato separatamente sia la delegazione statunitense che quella iraniana, ribadendo l’impegno del Pakistan a facilitare una pace duratura. Anche altri attori internazionali si sono mossi per supportare i negoziati: una delegazione cinese è giunta a Islamabad per offrire garanzie, mentre l’Arabia Saudita ha inviato un segnale di supporto economico al Pakistan attraverso la visita del ministro delle Finanze Mohammed al-Jadaan.

Le richieste

Durante i colloqui, l’Iran ha avanzato alcune richieste, definite come “linee rosse” da non superare. Queste includono il rilascio dei beni iraniani congelati, un cessate il fuoco esteso alla regione e la fine degli attacchi israeliani contro il Libano. Mohammad Bagher Ghalibaf, leader della delegazione iraniana, si è mostrato fermo dichiarando: “Non ci fidiamo degli USA”. Allo stesso tempo, il presidente Donald Trump ha avvertito che, se i colloqui non daranno risultati concreti, gli Stati Uniti sono pronti a “resettare” la situazione e riprendere le ostilità.

Secondo gli osservatori, i negoziati rappresentano un punto di svolta per i rapporti tra USA e Iran e una speranza per la stabilità nella regione. Tuttavia, le difficoltà sono evidenti: entrambe le parti rimangono sospettose l’una dell’altra e persistono profonde divergenze su temi fondamentali, come il disarmo nucleare e la sicurezza marittima. Resta da vedere se le parti riusciranno a compiere passi concreti verso una pace duratura o se il fragile equilibrio crollerà sotto il peso delle divergenze.

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