Insegna Generali, la stampa è morta di caldo

Ogni giorno un po’ di veleno sulle cose del mondo

8.1k 26
insegna generali crollata

Qui al bar abbiamo capito molto una cosa molto semplice: che l’informazione è un colossale bar, con l’unica differenza che, al posto di onesti caffè, vengono servite balle sesquipedali in modo ciclico, in un riciclaggio a volte malfamato se non malavitoso.

Uno di questi caffè avvelenati ha a che fare col riscaldamento globale che, secondo non pochi bar Giornali, avrebbe provocato il crollo dell’insegna Generali, possente simbolo del potere finanziario, dall’alto dei 192 metri della torre Hadid, il possente archistar. Ma può il caldo sciogliere i tubi d’acciaio che reggono una colossale insegna in cima a un grattacielo? Può, può, lo assicurano, senza prove, i pusher dell’informazione. Senza specificare che, se davvero tanto è accaduto, la causa non sta nei 35 gradi ma nella struttura di sostegno fatta di merda.

Di conseguenza, urgerebbe una bella inchiesta sull’ambaradan, non fosse che i nostri alti magistrati hanno della giustizia un concetto alle volte sovversivo, la legge deve proteggere chi la viola non chi la osserva, come da lodo Salis, se io ho una casa e tu me la occupi, il giudice te la lascia, manda in galera me e debbo pure pagare le spese al ladro. Un caffè, signori? Corretto, scorretto, con humor, con utopia, come il barista di Lino Banfi?

Altro giro, altro esempio: la perennità del Covid, a 5 anni e mezzo e dopo tutto l’osceno apparato messo su per reggere una situazione repressiva, di regime sanitario col senno del poi, ma pure del prima, del tutto inutile e funzionale alla psicosi che, oltretutto, impediva elezioni sempre più temute dalla sinistra (ne avevano ben donde, si sarebbe visto). Ebbene, a distanza di 5 estati i baristi dell’informazione terroristica riciclano i soliti appelli farneticanti, i medesimi virologi esaltati, le immancabili terapie a base di bombardamenti vaccinali che proprio bene non fanno, se vi fidate di chi serve il caffè. Allora la domanda è inevitabile: posto che la spiegazione della dabbenaggine o della mediocrità scientifica non basta più, posto che nel resto del mondo si inverte la rotta e si segano i finanziamenti ai potentati privati in funzione pubblica, perché questi insistono? Che altro c’è dietro? Quanto gli affari paralleli dell’industria sanitaria e dell’industria bellica si intrecciano, sono interdipendenti, smistati e collegati dalle istituzioni europee dove i nostri antisistema vegetano trovandosi benissimo? Perché solo in Italia questa paranoia ammuffita e circolare?

Pochi giorni fa Giuseppe Conte, intervistato da Maurizio Belpietro direttore della Verità, ha ammesso candidamente che lui non voleva imporre né vaccini né coprifuoco ma ha dovuto adeguarsi a voleri superiori, citando espressamente Draghi che gli sarebbe succeduto ma all’epoca non aveva alcuna parte nel governo italiano. Allora uno, mentre sorseggia il caffè, si chiede: ma davvero il capo del governo non aveva scelta? Davvero eseguiva per conto terzi? Quali terzi? Dentro e fuori i confini? Non è che qui i giochi son sempre fatti in largo anticipo? Ma che razza di democrazia di pezza sarebbe questa, e per quali vere ragioni avevano messo su un tale esperimento autoritario, e come mai continuano ancora oggi dopo 5 anni? E che ruolo ha l’informazione da bar in tutto questo?Ah, saperlo, come dicono quelli che sanno sempre tutto (perché glielo raccontano). E io faccio gli espressi!

Il Barista, 2 luglio 2025

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis)

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version