“Io e la democrazia…”. Stavolta Salis l’ha sparata davvero grossa

L'europarlamentare di Fratoianni e Bonelli trema per il voto sull'immunità. E poi esagera

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Ilaria Salis, la maestrina del sovversivismo parolaio, infantile, ma non innocuo vive la favola di chi è passato dai centri sociali a Bruxelles, dalla galera ungherese ai bonifici europarlamentari senza far niente e per giunta prendendo in giro la plebe bovina, più ne spara dall’Askatasuna, dal corteo per Hamas e più incassa dalla burocrazia liberista della Bce; come in tutte le favole belle, teme che l’incantesimo sfumi, ha paura di ritrovarsi nel tugurio senza principe e senza scarpette di cristallo: “Sono terrorizzata”.

Ilaria Salis vive in una bolla di propaganda perenne e multilivello: elettorale, antagonista, impunitaria e la stampa complice le dà modo di lanciare i suoi messaggi, i suoi appelli: sa, come lo sappiamo noi, che l’esito della sua impunità, non immunità, è per il momento deciso, ma teme scherzi dell’ultimo momento e ammicca alle “destre responsabili”. Sa che tutta la sinistra la blinda, et pour cause, ma pure molta destra assai poco responsabile è propensa a salvarla “per non farne una martire”, che sarebbe una coglionata immane e sancirebbe l’inizio della fine del governo Meloni. Ma chi siamo noi per dire la nostra? Quando lor signori sono così convinti di essere uomini & donne della provvidenza?

Ilaria Salis si celebra con accenti esagerati: “Due date decisive per la mia vita, io credo anche per la democrazia”. La democrazia c’est moi, questa reine soleil del teppismo anarcoide. Parla delle due date che decidono il suo destino, martedì prossimo tocca finalmente, dopo il rinvio di giugno, alla commissione Affari legali del Parlamento europeo pronunciarsi: se scatta la revoca l’assemblea plenaria nella data evocativa, significativa del 7 ottobre. “Se il parlamento dovesse acconsentire alla richieste dell’Ungheria e revocarmi l’immunità, ripartirebbe il mio processo a Budapest: un processo farsa, con una sentenza già scritta, svolto in assenza di garanzie democratiche, caratterizzato dalla violazione sistematica della presunzione di innocenza da parte di esponenti governativi. Un processo in cui è impossibile difendersi e nel quale rischierei fino a 24 anni di carcere, una pena spropositata rispetto ai fatti che mi vengono contestati”.

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Eh certo, che vuoi che sia, un processo per appena tentato omicidio, una squadra di giustizieri antifà coi manganelli addosso a veri o presunti nazisti, ridotti in fin di vita. È la percezione democratica, etica di una come Salis che teorizza, e mette in pratica, le occupazioni, che sono rapine di case a tutti gli effetti, che ha 4 condanne definitive in Italia, di cui non ha mai reso conto in alcun modo, oltre a 29 precedenti di polizia mai scontati in alcun modo. Fa curriculum, il partito impresariale Bonelli&Fratoianni l’ha subito imposta raccogliendo l’invito di Lella Schlein che non poteva provvedere direttamente mettendosi contro la componente cattobigotta del PD. “Una pena spropositata”. Tutte sono spropositate per chi imperversa in nome del popolo.

“Potrebbero prendermi a Strasburgo, subito dopo il voto, in Italia, a Bruxelles. Potrei essere estradata in Ungheria, riconsegnata a chi mi ha trascinato in tribunale al guinzaglio e in catene, a chi mi ha tenuto in carcere per più di quindici mesi in condizioni disumane e vuole tenermici altri venti. Un’esperienza terribile, drammatica che pensavo di essermi lasciata alle spalle per sempre. E che stavolta rischierebbe di essere peggiore”. I toni sfoderati sono enfatici, melodrammatici, ma davvero ci tocca, ci riguarda la sorte di questa ereditiera che non punta solo a farla franca ma a protrarre la sua favola, quella sì maledettamente ingiusta, per la vita? Davvero siamo tenuti a salvarla “per non farne una martire”? Già provvedono i fogli come Repubblica che le lasciano carta bianca con imbeccate del tipo: “Hai paura?”; “Come pensi che andrà a finire?”.

Così la nostra signorina degli abusi immobiliari, 90mila di debito pregresso all’Aler, ovviamente mai saldato, perché chi agisce in nome del popolo non paga, può lanciare l’esca alle “destre responsabili”, dipingersi una vittima, una perseguitata per le sue opinioni cristalline, importanti. La differenza è che chi ha opinioni, magari espresse male, con l’abuso del paradosso polemico, come Kirk, vengono fucilati dai mocciosi antifà transgender mentre quelli del giro Salis ballano, festeggiano, minacciano, adesso tocca a voi; lei rischia se mai una condanna non per opinioni ma per atti, se vengono dimostrati: azioni di una violenza di gruppo miserabile e feroce. Comprensibile non vivere tranquilli dopo che il portavoce del governo Orbán, Zoltan Kovacs, ti manda via X le coordinate di un carcere di massima sicurezza, gesto guappesco da imbecilli, controproducente, che la nostra madonnina del manganello retrattile avrà salutato come una manifestazione della provvidenza: ma chi è abituato a farla franca, venendo per sovrappiù premiato, introdotto alla vita dei potenti che viaggiano in top class e non pagano mai, ma vengono pagati, ovviamente non può che sconcertarsene.

Perché poche storie: Salis sta dove sta, nel bengodi europeo, solo ed esclusivamente in virtù delle sue prodezze, reali o presunte, comunque squallide. Una vergogna che solo la sinistra italiana poteva permetterci ed infliggerci. Penosissimo quell’appellarsi a “i valori fondanti dell’Unione europea e dello stato di diritto e auspico che non si lascino influenzare dalle pressioni dell’estrema destra che vuole distruggere il progetto europeo. È per questo che il voto sulla mia immunità non è solo un caso personale, ma un voto politico sulla democrazia in Europa”. Eccoli qua i nostri antagonisti contro il capitalismo finanziario, quelli che volevano bruciare la Ue con dentro tutti gli euromammasantissima, fino a che li raggiungono e allora finiscono per identificarsi, per simboleggiare, nientemeno, con la causa di Ventotene, del Wef, della Bce, dell’euroliberismo globalista.

Ma credeteci, sono tanti anche a destra a volerla salvare. E la salveranno e poi dovremo rassegnarci a vedercela moltiplicata, inflazionata e ancora più tronfia e più rabbiosa al grido la legalità sono io, la democrazia sono io. Ovviamente senza tralasciare di auspicare nuove tensioni pedestri per chi l’ha salvata. Pensaci, G, pensaci bene.

Max Del Papa, 19 settembre 2025

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