
Ogni giorno otto poliziotti rimangono feriti, una media di 1 ferito ogni 3 ore. Parliamo di 2695 feriti durante il controllo del territorio e 273 nel corso della gestione dell’ordine pubblico. Sono dati registrati per difetto ed in costante crescita.
Partiamo dal principio. Le Forze dell’ordine devono garantire la sicurezza e difendere i cittadini dai reati e dai criminali. Questi ultimi invece devono scontare una pena, che altro non sarebbe che il risarcimento verso la società per il male commesso con le proprie azioni. Certo: la pena dovrebbe avere anche uno scopo rieducativo, ma oggi nel criminale vi è la consapevolezza che tutto sia diventato lecito, che tutto si possa fare, tanto non arriverà nessuna punizione, giammai la galera, al massimo un ammonimento scritto su un pezzo di carta che diventa un lasciapassare per delinquere con ancora maggiore convinzione.
In questo contesto, il Massimario della Corte di Cassazione ha espresso aspre critiche al Dl Sicurezza in un documento non vincolante ma comunque esplosivo. Critiche che ritengo ingiuste. Mi soffermo sull’articolo 19 del decreto in tema di “Modifiche in materia di violenza o minaccia e resistenza a pubblico ufficiale”. La Cassazione solleva una possibile questione di legittimità costituzionale in quanto la disposizione assicura una particolare tutela del personale delle forze di polizia e sicurezza nell’esercizio delle proprie funzioni. Embè? Quale sarebbe il problema? In effetti, era proprio ciò che abbiamo sempre espressamente chiesto: una particolare tutela per gli uomini in divisa che ogni giorno rischiano la vita o vengono feriti, anche gravemente, da criminali che a loro volta non patiscono serie conseguenze.
Inoltre, secondo il Massimario dell’alta corte, non può escludersi la violazione dell’art. 3 della Costituzione “dal momento che la disposizione” citata poco fa “reca con sé astrattamente il pericolo di una disparità di trattamento che non appare giustificata da un’oggettiva esigenza di differenziazione, né dagli interessi oggetto di tutela desumibili dalla norma stessa e dalla sua ratio“. Beh: questa è una frase che lascia l’amaro in bocca a chi, dopo essere stato preso a cazzotti da un malvivente, il giorno dopo vede il proprio aggressore in strada sbeffeggiarlo e affermare che, qualora provasse di nuovo a fermarlo, riceverà una seconda dose di mazzate.
Noi abbiamo sempre chiesto, vista l’esposizione in strada di chi indossa un’uniforme e rappresenta lo Stato, una maggior tutela nei nostri confronti. Tutale che parte anche dalla deterrenza alle aggressioni. Sintesi: mi aggredisci? Finisci in galera! Così dovrebbe funzionare. Invece, secondo il Massimario, il dl Sicurezza prevederebbe aggravanti specifiche con un aumento di pena “di entità incompatibile con il principio di proporzionalità della pena”. Siamo seri? La disposizione non è forse proporzionata alle 2968 aggressioni subite da chi indossa una uniforme?
La Legge è stata fatta proprio per tutelare i principi democratici, tra cui quello di difendere i più deboli dai criminali e di creare una società più sicura. E una società più sicura deve proteggere a dovere i propri difensori.
Pasquale Griesi, Segretario FSP Polizia di Stato
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).