Ira di Trump: un giudice federale blocca i dazi. E ora?

Annullate le tariffe annunciate dal presidente nel “Liberation Day”. La Casa Bianca attacca: “È un golpe giudiziario”

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La Corte Federale del Commercio degli Stati Uniti ha annullato i dazi imposti dal presidente Donald Trump, definendoli illegittimi. La decisione è un colpo pesante alla strategia tariffaria portata avanti da Trump, che aveva utilizzato la legge del 1977 “International Emergency Economic Powers Act” per giustificare tali misure. La legge, pensata per gestire vere emergenze nazionali, non prevede il potere di imporre dazi illimitati. Secondo i giudici, la Casa Bianca avrebbe quindi superato le sue competenze, restringendo un ambito che spetta esclusivamente al Congresso.

La Corte ha giudicato tre specifici ordini esecutivi di Trump come oltre i limiti legali. Tra questi, quelli che imponevano dazi crescenti su beni di importazione da Paesi come Messico e Canada – motivati come parte di un piano contro il traffico di droga – e quelli che coinvolgevano numerosi partner commerciali mondiali. I giudici hanno chiarito che tali emergenze, come il deficit negli scambi commerciali o il traffico di stupefacenti, non soddisfano i criteri di urgenza straordinaria previsti dalla legge del 1977. Hanno inoltre sottolineato che la regolamentazione del commercio globale rimane di competenza del Congresso.

La reazione della Casa Bianca: ira e ricorso

La sentenza è stata accolta con rabbia dall’amministrazione Trump. Stephen Miller, vice capo dello staff della Casa Bianca, ha definito la decisione “un colpo di Stato giudiziario fuori controllo”. Il portavoce della Casa Bianca, Kush Desai, ha dichiarato che “non spetta a giudici non eletti decidere come affrontare adeguatamente un’emergenza nazionale”. L’amministrazione ha già annunciato che presenterà ricorso, e il caso potrebbe arrivare fino alla Corte Suprema, dove sei su nove giudici sono di orientamento conservatore, compresi tre nominati dallo stesso Trump.

Impatti sui mercati e sulla politica internazionale

La notizia ha avuto un immediato effetto positivo sui mercati. I future di Wall Street hanno registrato una crescita, e il dollaro si è rafforzato. Gli investitori vedono nella decisione un possibile ritorno a una maggiore stabilità istituzionale nelle politiche economiche americane. Tuttavia, la sentenza crea incertezze nei negoziati in corso tra Stati Uniti e partner internazionali, come l’Unione Europea e il Giappone, molti dei quali avevano trattato sotto la minaccia di ulteriori dazi. Il blocco potrebbe complicare ulteriormente queste discussioni, riducendo la pressione negoziale degli Stati Uniti sugli altri Paesi.

Un precedente legale significativo

I ricorsi che hanno portato alla sentenza sono stati presentati da diversi attori: un gruppo di aziende guidato dall’importatore vinicolo V.O.S. Selections e da diversi stati americani governati dal Partito Democratico, tra cui New York e Oregon. L’Attorney General di New York, Letitia James, ha affermato: “Nessun presidente ha il potere di alzare le tasse da solo, quando vuole”. Secondo gli esperti, la decisione potrebbe rappresentare un precedente legale importante con implicazioni durature sul bilanciamento dei poteri negli Stati Uniti. Il Congresso potrebbe riacquisire un ruolo chiave nelle decisioni di politica commerciale, limitando lo spazio di manovra del presidente in materia di dazi e sanzioni economiche.

Il futuro della strategia tariffaria americana

Mentre il ricorso in appello prepara il terreno per un possibile scontro alla Corte Suprema, il verdetto della Corte Federale del Commercio segna un significativo stop all’approccio adottato sin qui dall’amministrazione Trump. Le trattative commerciali avviate negli ultimi mesi, spesso attuate sotto la minaccia di penalità tariffarie, potrebbero ora incepparsi. Ovviamente, le tariffe momentaneamente congelate potrebbero tornare in vigore in caso di ribaltamento della sentenza nei successivi gradi di giudizio.

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