Esteri

Iran, repressione da brividi: “Pronte mitragliatrici contro i civili”

Case perquisite, funerali segreti, Internet oscurata e minacce ai Paesi vicini. Mentre Teheran soffoca la rivolta nel sangue, Reza Pahlavi chiama l’esercito alla disobbedienza. E gli Usa preparano la lista degli obiettivi militari

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Clima incandescente in Iran. Le ultime informazioni che arrivano da Teheran sono drammatiche, con mitragliatrici pronte a entrare in azione contro i civili. Uno scenario che sarebbe sconcertante: basti pensare che un nastro caricatore porta 1200 proiettili e a raffica ne partono due al secondo, basterebbero pochi secondi per fare centinaia di vittime.

E non solo. Secondo quanto riferito da Iran International, nella zona orientale di Teheran le abitazioni delle famiglie delle persone rimaste uccise durante le recenti manifestazioni sarebbero state oggetto di interventi da parte di agenti in borghese e membri delle Guardie rivoluzionarie. Le fonti parlano di operazioni caratterizzate da intimidazioni, colpi d’arma da fuoco, insulti e danneggiamenti. Ai parenti delle vittime sarebbe stato imposto di recuperare i corpi prima dell’alba e di procedere rapidamente a sepolture private, con l’avvertimento che in caso contrario si sarebbe potuto ricorrere a sepolture collettive. Alle famiglie sarebbe stato inoltre comunicato che sarebbero stati applicati costi relativi all’utilizzo di munizioni vere.

Sul fronte delle comunicazioni, l’agenzia Fars – citata dalla Cnn – ha indicato che la disconnessione da Internet potrebbe prolungarsi ancora “per le prossime una o due settimane”. Il Paese si trova al sesto giorno di interruzione quasi totale della rete, misura imposta dalle autorità per contenere le proteste. Nonostante ciò, alcune persone sono riuscite per la prima volta a effettuare chiamate internazionali tramite rete fissa e mobile.

Negli Stati Uniti, la United Against Nuclear Iran, organizzazione no-profit con sede a Washington, ha fatto sapere al Daily Mail di aver consegnato alla Casa Bianca un dossier con 50 potenziali obiettivi militari iraniani. La lista sarebbe stata fornita all’amministrazione Trump prima di una serie di riunioni sulla sicurezza. Tra i siti indicati figurerebbero le coordinate del quartier generale Thar-Allah delle Guardie rivoluzionarie, struttura considerata centrale nel coordinamento delle operazioni di repressione. Nell’elenco compaiono anche quattro sotto-quartier generali responsabili di diverse aree della capitale: Quds (nord e nord-ovest), Fath (sud-ovest), Nasr (nord-est) e Ghadr (sud-est e centro). Tale mappatura, secondo l’organizzazione, offrirebbe agli Stati Uniti una visione delle capacità operative dell’Irgc.

Nel contesto delle tensioni con Washington, Reuters riporta che l’Iran avrebbe avvertito i Paesi della regione che un eventuale attacco statunitense comporterebbe la risposta contro basi americane presenti in Stati vicini, inclusi Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Turchia. Teheran avrebbe invitato questi governi a dissuadere gli Stati Uniti dall’intraprendere azioni militari contro il Paese.

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Parallelamente, Reza Pahlavi – figlio dell’ultimo Scià – ha diffuso un appello rivolto ai militari iraniani, invitandoli a proteggere la popolazione scesa in piazza. In un messaggio pubblicato su Twitter, ha dichiarato: “Voi siete l’esercito nazionale dell’Iran, non l’esercito della Repubblica Islamica”, aggiungendo: “Avete il dovere di proteggere la vita dei vostri compatrioti. Non avete molto tempo. Unitevi a loro il prima possibile”. Nel suo intervento, Pahlavi ha ricordato il sostegno internazionale, affermando: “Il mondo non solo ha visto e ascoltato la vostra voce e il vostro coraggio, ma ora sta rispondendo. Probabilmente avete già sentito il messaggio del Presidente degli Stati Uniti (Donald Trump). Gli aiuti sono in arrivo”.

Rivolgendosi ai manifestanti, Pahlavi ha inoltre esortato a mantenere la mobilitazione: “Continuate la lotta, come avete fatto finora. Non permettete a questo regime di creare l’illusione che la vita sia normale”. Ha concluso definendo il rapporto tra popolazione e autorità come segnato da una frattura insanabile: “Dopo tutti i massacri, c’è un mare di sangue tra noi e questo regime. Salvate i nomi di tutti questi criminali. Saranno perseguiti per quello che hanno fatto”.

Franco Lodige, 14 gennaio 2026

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