Guarda il video

Israele attacca i siti nucleari in Iran: cosa sta succedendo

8.6k 78
attacco israele iran (1)

Il 13 giugno 2025 Israele ha lanciato un’importante operazione militare denominata “Rising Lion”. L’obiettivo è colpire il programma nucleare e le infrastrutture militari iraniane. Secondo il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, questo intervento è stato reso necessario dall’accelerazione del programma nucleare iraniano. Il sito di arricchimento nucleare di Natanz è tra i principali bersagli dell’operazione.

Netanyahu ha dichiarato che l’offensiva durerà per giorni e ha definito l’operazione un “successo iniziale”. A supporto delle sue affermazioni ha aggiunto: “Abbiamo colpito il cuore del programma nucleare militare dell’Iran”. Gli attacchi hanno coinvolto anche altri siti strategici, come fabbriche di missili balistici e infrastrutture militari.

Le vittime degli attacchi

Durante l’offensiva sono stati uccisi diversi alti ufficiali e scienziati iraniani. Tra le vittime principali figura Hossein Salami, comandante delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, e Mohammad Bagheri, il capo di stato maggiore dell’esercito. Inoltre, sei scienziati nucleari, tra cui Mohammad Mehdi Tehranchi, presidente dell’Università Islamica Azad, sono stati confermati tra i morti. Altri attacchi hanno colpito zone residenziali, causando la morte di alcuni civili, inclusi bambini, come riportato dai media iraniani.

La guida suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha affermato che Israele subirà conseguenze gravi per l’attacco e ha parlato di un destino “amaro e doloroso” per il paese.

La risposta di Teheran

Poche ore dopo l’inizio dell’attacco israeliano, l’Iran ha risposto lanciando oltre 100 droni verso Israele. Effie Defrin, portavoce delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), ha confermato che sono in corso operazioni per intercettarli. Nel frattempo, l’Iran ha promesso una “dura punizione” nei confronti di Israele, con il portavoce delle forze armate iraniane, Abolfazl Shekarchi, che ha dichiarato: “Israele deve prepararsi a pagare un caro prezzo”.

Il ministero degli Esteri iraniano ha bollato l’operazione come una “chiara violazione della sovranità”, accusando anche gli Stati Uniti di aver facilitato indirettamente l’attacco.

La posizione di Stati Uniti e altri attori internazionali

Gli Stati Uniti hanno respinto subito qualsiasi coinvolgimento nell’attacco. Il segretario di Stato Marco Rubio ha affermato che l’operazione israeliana è stata “unilaterale”. Ha inoltre espresso preoccupazione per una possibile escalation, avvertendo l’Iran di non colpire interessi statunitensi. Anche l’ex presidente Donald Trump ha ribadito che l’Iran “non deve ottenere una bomba nucleare”.

In Europa, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha invitato al dialogo, sottolineando che l’inasprimento della crisi può essere pericoloso per la stabilità globale. Tajani ha anche assicurato che gli italiani presenti nella regione sono al sicuro, nonostante le esplosioni vicino alla residenza dell’ambasciatrice italiana a Teheran.

Ritardi nei negoziati nucleari e implicazioni future

L’attacco arriva proprio alla vigilia dei colloqui tra Iran e Stati Uniti per il rilancio dell’accordo sul nucleare del 2015, interrotto durante l’amministrazione Trump. Israele aveva dichiarato da mesi la sua opposizione a un possibile compromesso con Teheran. Ora, l’operazione rischia di bloccare completamente i negoziati.

Nel frattempo, Israele ha dichiarato lo stato di emergenza, chiudendo le scuole e sospendendo attività non essenziali in diverse aree del paese. Intanto, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) continua a monitorare i livelli di radiazione nei siti colpiti, confermando che l’impianto di Natanz era tra gli obiettivi principali. “Stiamo monitorando attentamente questa situazione profondamente preoccupante in Iran”, ha dichiarato il direttore generale Rafael Grossi.

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version