
Che fosse una spedizione politica, e non umanitaria, era chiaro sin dall’inizio. Ma adesso c’è la prova: stando all’emittente israeliana Channel 12, Israele avrebbe offerto agli organizzatori della Flotilla di attraccare ad Ashkelon e scaricare lì gli aiuti umanitari, ma la proposta è stata rifiutata”. Lo riporta l’emittente israeliana Channel 12. “Israele si sta preparando all’eventualità di un complesso conflitto navale, che potrebbe rappresentare una sfida significativa per le IDF alla vigilia delle festività”, riporta il canale. “Israele ha contattato in modo insolito gli organizzatori della flottiglia, offrendo loro di attraccare al porto di Ashkelon, scaricare gli aiuti umanitari e trasferirli nella Striscia di Gaza attraverso i meccanismi esistenti, al fine di prevenire un’escalation nella situazione marittima. Tuttavia, gli organizzatori hanno rifiutato l’offerta e hanno annunciato la loro intenzione di proseguire direttamente verso Gaza”.
La situazione resta ovviamente complicata. Il governo israeliano ha avvertito la Flotilla che non intende in alcun modo far varcare loro il blocco navale ed entrare in una zona di combattimento, cosa che farebbe violare la legge a tutti i partecipanti. Certo non può neppure abbattere le imbarcazioni, visti gli appelli degli Stati occidentali a garantire la sicurezza dei loro cittadini. E sarebbe complicato anche prendere il controllo di decine di navi contemporaneamente, visto che potrebbe provocare la perdita del controllo della zona e un incidente internazionale.
Intanto la Flotilla ha denunciato presunti attacchi con i droni mentre navigava in acque internazionali a sud di Creta, nel Mediterraneo. I danni riportati dalle imbarcazioni italiane, inglesi e polacche sarebbero significativi, anche se non si registrano feriti. Maria Elena Delia, portavoce italiana della missione, ha denunciato questi attacchi definendoli “un atto criminale contro una flotta civile”. Inoltre, ha sottolineato l’illegalità dell’operazione in acque internazionali, chiedendo l’intervento urgente delle istituzioni internazionali. Benedetta Scuderi, europarlamentare a bordo della flottiglia, ha denunciato le difficoltà psicologiche vissute dal personale a bordo a causa delle ripetute esplosioni e del presunto utilizzo di gas urticanti. La Scuderi ha condiviso video delle esplosioni e ha descritto il momento in cui qualcosa ha colpito l’albero della vela principale della sua imbarcazione. Gli attacchi sono avvenuti tra l’una e le quattro del mattino.
Richieste di protezione e sicurezza
L’episodio ha spinto i partecipanti della Global Sumud Flotilla, inclusi attivisti e rappresentanti di diversi Paesi, a rivolgere appelli pressanti ai governi e alle istituzioni internazionali. Hanno richiesto l’apertura di un corridoio sicuro e “una scorta marittima e osservatori diplomatici” ai Paesi delle Nazioni Unite in risposta alla “escalation pericolosa in maniera allarmante”. Arturo Scotto, deputato del Partito Democratico italiano a bordo di una delle imbarcazioni, ha chiesto spiegazioni sull’origine dei droni e sollecitato un’azione delle autorità italiane.”Esigiamo che tutti gli Stati membri dell’Onu, e in particolare quelle nazioni che sono a bordo delle imbarcazioni, garantiscano e facilitino immediatamente una protezione efficace, tra cui scorta marittima, osservatori diplomatici accreditati e una presenza protettiva manifesta”, ha chiesto l’organizzazione della spedizione affinché “la Flotilla possa avanzare in sicurezza senza ostacoli e il diritto prevalga sulle azioni di annientamento”.
La reazione della Farnesina e del Ministro Tajani
Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, si è mobilitato chiedendo a Israele di garantire la tutela del personale imbarcato. Durante un incontro con l’Onu a New York, Tajani ha ribadito l’importanza che tutte le operazioni militari rispettino il diritto internazionale. “Noi abbiamo più volte denunciato l’eccessiva reazione del governo di Israele nei confronti della situazione di Gaza. È evidente, però, che le persone a bordo della Flotilla devono essere tutelate: ha fatto bene il ministro degli Esteri Antonio Tajani a chiedere chiarimenti a Tel Aviv. Non credo però che questo sia il modo giusto per aiutare la popolazione palestinese. Esistono canali istituzionali che stanno funzionando e producendo risultati concreti, come il programma Food for Gaza, grazie al quale sono stati portati oltre 2 milioni di tonnellate di generi alimentari”, ha detto Stefano Benigni, vice segretario nazionale di Forza Italia, intervenendo ad Agorà. “Penso che quella della Flotilla – ha proseguito – sia un’azione provocatoria, politica, volta ad alzare la tensione in un momento delicatissimo dal punto di vista internazionale che non porta a nulla di buono. Noi siamo convinti che l’unica strada sia quella di una de-escalation, di un cessate il fuoco e di un percorso di pace che garantisca la coesistenza di due popoli e due Stati. Lo ha ribadito il ministro degli Esteri e lo ha detto anche la presidente del Consiglio ieri all’ONU: porteremo in Parlamento una mozione che prevede il riconoscimento dello Stato di Palestina, ma a due condizioni precise. Primo: la liberazione immediata degli ostaggi da parte di Hamas. Secondo: l’uscita definitiva di Hamas dalla Palestina. Fino a quando Hamas resterà al comando, riconoscere lo Stato palestinese significherebbe di fatto riconoscere lo Stato di Hamas. Per questo non possiamo farlo finché quella presenza non sarà eliminata”.
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