Scuola

“Italia agli italiani”. La repressione a scuola piace solo contro i destri

In questi anni abbiamo visto di tutto: pistole a pallini, botte ai prof, coltelli. L'imperativo: "Capire i ragazzi". A questi invece fanno scrivere il tema sull'Africa

L'Italia agli Italiani striscione
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Non me la bevo neanche per un secondo che i due liceali, maturandi cesenati alludessero a Carducci col loro striscione “L’Italia agli italiani”: è solo il disperato aggrapparsi sui vetri di due ragazzini frustrati, spaventati, che credevano di vivere in un Paese democratico e si sono scoperti prede di un regime del conformismo autoritario senza spiragli, che cala dall’alto del Colle, qualunque sia il suo inquilino, e si ramifica, a metastasi, per le istituzioni centrali e periferiche, la magistratura, l’informazione, i media, il teatro dei burattini, le scuole.

Ovunque, con zone rosse particolarmente ferree e qui i due sono stati incauti o sfortunati a non capire che vivevano nell’Emilia Romagna feudale dove regna quel Pd che dice “L’Italia sarà islamica, è islamica”, l’Emilia della prima strage jihadista subito passata per incidente provocato dall’intolleranza remigrazionista e razzista. Così va l’Italia dove le teste cominciano a rotolare nell’indifferenza e nella sudditanza e questo due diciottenni ingenui lo scoprono brutalmente con la repressione che minaccia di segarli dall’esame di maturità. Se allagano la scuola, sparano a un professore o lo prendono a cinghiate o sbudellano un compagno no, se appendono un lenzuolo “L’Italia agli italiani” è inevitabile. Carducci non c’entra se non come patetico pretesto e non c’entra la falsa questione dei torti e delle ragioni: ovviamente i due ragazzini hanno ragione, ma, attenzione, non è in discussione questo o per essere più chiari vengono puniti, e debbono saperlo, debbono impararlo, proprio in quanto hanno ragione. La vera questione essendo nella rieducazione, nella tesina rieducativa che è propria dei regimi autoritari, degli istituti ideologici.

Rieducazione per dire imparare a pensare con la testa altrui, con la nube tossica di un’agenda, di un movimento, detto woke, che nasconde affari colossali e intenti inammissibili. Difatti non li si ammette. Rieducazione è l’abiura al libero pensiero e alla libertà tout cour ed è la chiave che la sinistra pretende e ottiene per tutto: per l’immigrazione di rapina, per l’Islam di conquista, per la percezione climatica (“il giugno, il luglio, l’agosto più atroce di tutti i tempi!”; “no, ma non vedete che la primavera non c’è stata e l’estate stenta a entrare?”; “taci ragazzino fascista, fatti il tema rieducativo”), per l’educazione sesso-affettiva che sarebbe indurre i bambini a eccitarsi prematuramente scoprendo la pornografia di preferenza omosessuale in modo da convincerli a non avere un sesso, ossia una identità definita, così da risultare più deboli, più plasmabili.

Rieducazione è la ricetta delle dittature, le comuniste in particolare. È una ricetta moralistica, ti ricostruisco, ti correggo dalle tue eresie e sta benissimo anche alla Chiesa cattolica che si è arresa, si è rinnegata in un osceno cattocomunislamismo che ogni giorno cede terreno, e spazi, e riti. Quel papa Leone che mentre a Belfast rotolano le teste predica l’accoglienza indiscriminata “dei deboli”. Ma cazzo, santità, qui gli unici deboli sono quelli che accolgono e in cambio si vedono mozzare, decapitare! Proprio su Belfast abbiamo visto come l’informazione manovrata, assoggettata, sia strategica per capovolgere senso e comprensione degli accadimenti: il risultato è che l’occidente addormentato, sconfitto, trova normale uscire di casa e tornarci senza un braccio o la testa e se in Irlanda reagiscono, esasperati, impazziti dopo 30 anni di soprusi, di sharia feroce, di jihad progressiva, li si contrabbanda per esaltati che una mattina si sono svegliati invasi dal demone hitleriano.

È tutto chiaro, ragazzi? Voi vivete, come noi, ma noi essendo vecchi siamo disillusi e incalliti, nel Paese della rieducazione per cui un temerario o esibizionista può dire alla presidente del governo che è una che si mette a 4 zampe, che consuma le ginocchiere, e tutti capiscono. E lo può dire perché sa che non rischia niente anzi riscuote la solidarietà compatta dei suoi e dell’articolazione egemonica che è il vero sistema nervoso del Paese. Dice il giovane Enrico Fiumana con l’ingenuità che già gli appassisce sulle labbra: ma come? Ho visto per mesi messaggi e lenzuola propal e venite a punire me? Qual è il problema? E a questo punto ha già capito, è un giovane cittadino già deluso, che non si fiderà più dello Stato, della scuola, degli insegnanti, delle gerarchie, della legge, uno che ha capito che per tutta la vita dovrà coprirsi, allevarsi all’esercizio del dire e disdire, magari diventando politico, ma mai prendere una posizione vera e sostenerla, ti annichiliscono, ti emarginano e sei finito, “non trova cane che gli abbai”. Insomma ti rieducano.

Non bisogna, non si può dire “L’Italia agli italiani”, non fino a che il partito egemone traccia la linea: l’Italia ai musulmani, poi chiamali come ti pare, nuovi italiani, seconde generazioni, ma se l’egemonia autoritaria ha detto così, si fa così. E la scuola non la cambia Valditara con un ddl e non la cambia la premier insolentita, la scuola resta quella galassia per cui vi si ospitano come dei messia i flotilla, i propagandisti, perfino gli Hamas e si fanno marciare i bambini in kefiah a scandire “fri fri palestai”, in una cantilena inquietante, una pantomima agghiacciante, tanto le istituzioni locali se ne lavano le mani e non si preoccupano di essere credibili, anzi quanto più la smentita, o la bugia, è improponibile, tanto più dà la misura del potere in forma di impunità morale. Anche per gli incauti maturandi, speriamo almeno, che vogliono rendere l’Italia agli italiani, non c’è ritegno nella punizione rieducativa del temino conformista: e la rieducazione sta tutta lì, voi avete ragione, voi venite puniti. Non si discute, non c’è logica fattuale che tenga. Voi non avete scampo e, se volete davvero essere maturi farete bene a mettervelo in testa cominciando subito.

Max Del Papa, 12 giugno 2026

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