
Cantare a squarciagola una canzone di Natale in un pub, magari con un bicchiere di vin brulé in mano, è una delle tradizioni più radicate delle feste. Ma nel Regno Unito anche questo rituale potrebbe finire nel mirino della politica. Secondo quanto riporta il Telegraph, una nuova normativa voluta dal governo laburista rischia di trasformare i gestori di pub e locali in veri e propri “poliziotti del woke”, costretti a vigilare su testi e cori natalizi per evitare che possano risultare “offensivi” per il personale.
Al centro della polemica c’è l’Employment Rights Bill, entrato in vigore la scorsa settimana, che impone ai datori di lavoro l’obbligo legale di adottare “tutte le misure ragionevoli” per proteggere i dipendenti da molestie da parte di terzi, qualora queste riguardino una “caratteristica protetta” come razza, religione, orientamento sessuale o età. Secondo critici e associazioni per la libertà di espressione, la norma potrebbe avere effetti paradossali: per evitare rischi legali, i gestori dei locali potrebbero arrivare a vietare i tradizionali canti natalizi, temendo che alcuni versi possano urtare la sensibilità di qualcuno.
Tra i brani potenzialmente sotto accusa vengono citati classici come Baby It’s Cold Outside, criticato negli ultimi anni dal movimento #MeToo per il tema del consenso; Do They Know It’s Christmas?, accusato di perpetuare stereotipi sull’Africa; e persino Jingle Bells, finito nel mirino per le sue presunte origini legate allo sfruttamento degli schiavi.
Toby Young, segretario generale della Free Speech Union, ha parlato senza mezzi termini di una deriva censoriale: secondo lui il cosiddetto “banter ban” porterà alla “polizia del divertimento” nei pub, con clienti e gestori costretti a muoversi all’interno di micro–safe space iper-regolamentati. “Avevamo avvertito il governo – ha detto – ma ci avevano accusato di allarmismo. Il divieto dei canti natalizi sarà solo l’inizio”.
Dall’opposizione conservatrice arrivano accuse frontali. Kevin Hollinrake, presidente del Partito Conservatore, ha parlato di un attacco diretto allo spirito natalizio e al settore dell’ospitalità, già duramente colpito negli ultimi anni. «Non contenti di aver messo in ginocchio pub e ristoranti – ha detto – ora i laburisti vogliono anche censurare le canzoni di Natale».
Il governo, dal canto suo, respinge le critiche. Un portavoce ha definito “prive di fondamento” le accuse, sostenendo che la legge non limiterà in alcun modo la libertà di espressione né il diritto di cantare i classici natalizi.
Resta però il clima di incertezza. E mentre a Westminster si discute di diritti, tutele e interpretazioni giuridiche, nei pub britannici serpeggia una domanda che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata assurda: sarà ancora possibile cantare “Jingle Bells” senza rischiare una denuncia?
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